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VITULAZIO – La “Civitas Mariae” entra nella storia della città, Lagnese benedice il monumento che affida alle nuove generazioni l’identità e la memoria della comunità

2 settimane fa

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Una giornata destinata a entrare nella memoria di Vitulazio. Nel largo di via Miceli, cittadini, autorità, associazioni e studenti hanno partecipato alla cerimonia di benedizione del nuovo monumento dedicato al riconoscimento della città quale “Civitas Mariae”. A impartire la solenne benedizione è stato Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, accolto dal sindaco Antonio Scialdone, dall’Amministrazione comunale e dal parroco don Valerio Lucca. Il presule ha richiamato la protezione materna di Maria e i valori che devono tradurre la fede in responsabilità concreta: dignità umana, solidarietà, accoglienza, attenzione verso le persone fragili e tutela del bene comune. L’opera, realizzata dall’architetto Sara Sgueglia, rende visibile nello spazio pubblico lo speciale legame tra Vitulazio e la Beata Vergine Maria. La sua inaugurazione assume un significato ancora più profondo perché cade nell’anno del centenario dell’Incoronazione di Santa Maria dell’Agnena. Il percorso istituzionale era cominciato il 10 febbraio 2024, quando il Consiglio comunale approvò all’unanimità la proposta. La richiesta venne formalizzata il 16 aprile successivo e il riconoscimento arrivò il 28 aprile 2025 con il decreto firmato da Lagnese. Il sindaco ha spiegato che il titolo non rappresenta una semplice formula celebrativa, ma nasce dalla devozione tramandata nelle famiglie, nelle processioni, nelle preghiere e nei racconti degli anziani. “Una comunità senza memoria rischia di diventare semplicemente un luogo. Una comunità che custodisce le proprie radici, invece, diventa una casa”, ha affermato Scialdone. Particolarmente significativa è stata la presenza degli studenti, accompagnati dalla dirigente scolastica Rossella Patrizia Migliore, dai docenti e dal personale dell’istituto. Proprio ai giovani è stato affidato il significato più profondo della cerimonia: ricevere l’identità della città e conservarla nel tempo. “Noi oggi siamo chiamati a consegnare. Voi sarete chiamati domani a custodire”, ha detto il primo cittadino rivolgendosi ai ragazzi. Alla manifestazione hanno partecipato una rappresentanza del 17° Reggimento Addestramento Volontari “Acqui”, il Comando della Stazione dei Carabinieri di Vitulazio con il comandante Crescenzo Iannarella e il vicecomandante Pasquale Iannotta, la Protezione civile, la Croce Rossa e l’Associazione Nazionale Carabinieri di Bellona, rappresentata da Luigi Venoso e Luigi Penniello. Presenti anche sindaci e amministratori dei comuni vicini e numerose realtà del territorio: Circolo Sud, Vitulaccio 89, Sport e Vita, VitulArte, le associazioni teatrali, il Comitato Festeggiamenti Maria Santissima dell’Agnena, l’Associazione Carristi e il Comitato Gemellaggi. La cerimonia è stata condotta da Erennio De Vita, che ha accompagnato i diversi momenti mantenendo insieme il carattere religioso e quello istituzionale dell’appuntamento. Il sindaco ha ricordato che il monumento non deve diventare soltanto un elemento del paesaggio urbano, ma un punto capace di parlare alle generazioni future. “Noi amministratori passiamo. La comunità resta. I mandati terminano. La storia continua”, ha sottolineato. Un ringraziamento è stato rivolto a quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’opera e della cerimonia: l’architetto Emilio Razzino, Mario Di Caterino, Aureliano Lamberti, Luigi Ragozzino, Luana Merolillo e Livio Tirozzi. Tra i presenti anche il cittadino onorario Mario Carpino, in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Capua. Un riconoscimento particolare è andato all’assessore Francesco Di Gaetano, promotore del percorso per il conferimento del titolo, e al vicesindaco Antimo Scialdone, che ha seguito con il sindaco la realizzazione del monumento e la preparazione dell’evento. “Questa statua, questo monumento è vostro”, ha concluso il primo cittadino rivolgendosi alla comunità. Da ieri l’opera appartiene a Vitulazio e al suo futuro: non soltanto un simbolo religioso, ma un’eredità da custodire, una testimonianza da trasmettere e una responsabilità da vivere.

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