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Assolti dall’accusa di legami con i Casalesi, revocata ai fratelli Mastrominico la confisca da 40 milioni, dopo 15 anni si chiude una vicenda giudiziaria

3 settimane fa

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Dopo l’assoluzione definitiva dall’accusa di collusione con la camorra, per i fratelli Pasquale e Giuseppe Mastrominico arriva un’altra importante decisione giudiziaria. La Corte d’Appello di Napoli ha infatti revocato la maxi-confisca di prevenzione, del valore di oltre 40 milioni di euro, che aveva colpito i due imprenditori edili di San Cipriano d’Aversa. Il provvedimento, lungo 60 pagine, è stato depositato ieri dall’Ottava Sezione della Corte d’Appello di Napoli e dispone la revoca del decreto precedentemente emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Una decisione che accoglie le argomentazioni sostenute dalla difesa dei due fratelli, rappresentata dagli avvocati Mario Griffo e Francesco Picca. La pronuncia arriva a pochi mesi dall’assoluzione definitiva ottenuta dai Mastrominico nel procedimento penale. Nel febbraio scorso, infatti, la Corte di Cassazione aveva definitivamente escluso le accuse di collusione con la criminalità organizzata contestate ai due imprenditori. La vicenda giudiziaria aveva avuto origine nel 2011, quando Pasquale e Giuseppe Mastrominico furono arrestati insieme a Enrico Fabozzi, all’epoca consigliere regionale ed ex sindaco di Villa Literno. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli ipotizzava l’esistenza di rapporti con il clan dei Casalesi. In particolare, agli imprenditori venivano contestati presunti legami con il boss Antonio Iovine, detto “o Ninno”, e con la famiglia Schiavone. Un’accusa che aveva portato alla loro condanna in primo grado, ma che non ha trovato conferma nei successivi passaggi giudiziari. Con le successive sentenze, infatti, il quadro accusatorio è progressivamente venuto meno, fino all’assoluzione definitiva pronunciata dalla Suprema Corte. Anche Fabozzi, coinvolto nella stessa vicenda, è stato prosciolto con sentenza definitiva. Ora, con la revoca della confisca da oltre 40 milioni di euro, si aggiunge un ulteriore tassello alla conclusione di una vicenda giudiziaria durata circa quindici anni e che ha interessato sia il procedimento penale sia il parallelo percorso delle misure di prevenzione patrimoniale.

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