Il giudice per le indagini preliminari Federica Girardi, del Tribunale di Napoli, ha emesso le sue decisioni dopo gli interrogatori preventivi nell’inchiesta della Dda di Napoli sulle infiltrazioni del clan Belforte nei cantieri dell’Alta Velocità Napoli Bari. Per Dante Salzillo, i fratelli Raffaele e Angelo Salzillo e il caporale Ali Salah Ali Abdelati sono scattati gli arresti domiciliari. Per Giandomenico Colella è stato disposto il divieto di dimora, con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’inchiesta, coordinata dal pm Henry John Woodcock, con il procuratore aggiunto Sergio Ferrigno e il procuratore Nicola Gratteri, conta 49 indagati e ha portato a 20 misure cautelari personali notificate dalla Guardia di Finanza, Nucleo PEF di Napoli. Il GIP ha disposto arresti domiciliari per dieci indagati: Dante Salzillo, 45 anni di Marcianise, Raffaele Salzillo, 49 anni di Marcianise, Angelo Salzillo, Alessio De Luca, Alessandro Stabile, Gianfranco Fontana, Alberto Sannino, Domenico Di Lillo, detto “o pulusiello”, Salah Ali Abdelati, caporale e dipendente Areco, e Aristodemo Busillo. Per altri indagati sono stati disposti l’obbligo di dimora nel comune di residenza, con presentazione tre volte a settimana: Maurizio Di Prima, Salvatore Francesco Caruso, Antonio Donadio, Giandomenico Colella e Maurizio Ferroni. Il GIP ha aggiunto la sospensione dall’esercizio del pubblico servizio per un anno per Vincenzo Moriello, Costantino Guidubaldi, Piero Centonze, Alessandro Cupellini e Francesco Cosentino. Il giudice ha escluso l’aggravante mafiosa per tutti gli indagati, pur nell’ambito di un’inchiesta nata come infiltrazione del clan Belforte, ritenendo non sufficientemente provata la stabile connessione con il clan. Sul piano patrimoniale non è stato disposto il sequestro delle società, mentre il sequestro preventivo riguarda il valore dei regali e delle utilità che, secondo l’accusa, sarebbero stati dati come contropartita dei favori nei cantieri. L’indagine punta sui cantieri delle tratte Napoli Cancello, Apice Hirpinia e Frasso Telesino Telese San Lorenzo Vitulano. Al centro dell’inchiesta c’è la società Areco Srl di Portico di Caserta, riconducibile ai Salzillo, che secondo l’accusa avrebbe ottenuto affidamenti, informazioni sulle offerte e pagamenti agevolati in cambio di denaro, regali e altre utilità a soggetti con potere decisionale nei cantieri. Tra i benefici contestati figurano una Porsche, iPhone, orologi Cartier e Longines, viaggi, minicrociere, mazzette nascoste nei panettoni e somme in contanti. Dall’inchiesta emerge anche un filone di caporalato, con operai egiziani costretti a turni fino a 20 ore e paghe ridotte: sono 34 gli operai egiziani individuati nel cantiere di Grottaminarda. Gli inquirenti hanno ricostruito anche un’operazione da 300mila euro per l’acquisto di un immobile in Egitto, veicolata attraverso fatture per operazioni inesistenti e una società di Marcianise, la M.F. Srls, con Domenico Di Lillo come intermediario. Il GIP ha ritenuto sussistenti gli indizi di colpevolezza per corruzione, sfruttamento del lavoro, fatture per operazioni inesistenti e abuso d’ufficio. La Procura aveva chiesto 41 arresti, 37 in carcere e 4 ai domiciliari, ma il giudice ha ridimensionato le misure, disponendo 10 domiciliari e provvedimenti meno severi per gli altri indagati. L’inchiesta resta aperta e la Procura potrebbe chiedere ulteriori misure cautelari nei prossimi giorni. Gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.

MARCIANISE – Alta Velocità Napoli-Bari, l’ombra del clan Belforte sui cantieri: 10 arresti tra corruzione, mazzette di lusso e caporalato di operai egiziani
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