
La nomina del nuovo direttore generale dell’Asl di Caserta si è trasformata in una storia grottesca. Atti che compaiono e scompaiono, nomi che vengono annunciati e poi silenziati, un cortocircuito istituzionale che rende l’idea del disordine che regna a Palazzo Santa Lucia. L’impressione è che nemmeno all’interno della giunta regionale ci sia più qualcuno in grado di capire dove si voglia andare a parare. O peggio: che tutto venga fatto apposta. A innescare il caos è stata una delibera del 26 giugno, con cui si nominava Mario Ferrante alla guida dell’Asl di Terra di Lavoro. Nomina regolarmente annunciata dalla Regione con comunicato ufficiale, ma della quale oggi non c’è traccia nei documenti protocollati. Sparita. Come se non fosse mai esistita. Eppure Ferrante, nel comunicato, compariva eccome: terzo nome in elenco. Quindi? Delibera fantasma? Nel frattempo, voci sempre più insistenti parlano di un dietrofront voluto direttamente da Vincenzo De Luca. Il governatore avrebbe cambiato idea, decidendo di puntare su un altro nome: Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. Ma anche qui si entra nel paradosso: nessuna delibera nuova, nessun atto ufficiale. Solo parole, chiacchiere di corridoio, mentre la seconda Asl della Campania è di fatto senza guida chiara. E la confusione diventa imbarazzante quando emerge un dettaglio non da poco: Limone non potrebbe essere nominato. Non per questioni politiche, ma per un conflitto d’interesse grosso come una casa. Pochi giorni prima del presunto incarico, è stato firmato un protocollo tra l’Asl Caserta e l’Istituto zooprofilattico, entrambi a questo punto riconducibili a Limon, per attività comuni nel campo della sorveglianza sanitaria. Come può lo stesso dirigente stare da una parte e dall’altra del tavolo? La Regione Campania sembra essersi infilata in una situazione da cui non riesce a uscire. E a pagare il prezzo di questo caos sono i cittadini, che si ritrovano con un’Asl strategica bloccata, senza certezze e con dirigenti che cambiano a seconda dell’umore politico del momento. De Luca, in pieno stile, continua a muoversi senza trasparenza e senza preoccuparsi troppo delle regole. Una gestione personalistica e opaca, aggravata dalla fine del suo mandato e dall’impossibilità di correre per un terzo giro. Ma intanto piazza nomine, cambia idea, sposta pedine come se la Regione fosse cosa sua.


