
Mentre l’ospedale pubblico perde servizi essenziali, la Regione Campania investe e sostiene strutture private. È questo il paradosso che si consuma in provincia di Caserta, dove il presidente Vincenzo De Luca ha partecipato a un convegno celebrativo al Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, elogiando la struttura come modello di efficienza. “Qui si è ridotta la migrazione sanitaria, si fanno meno cesarei, si lavora bene“, ha detto. Peccato però che, nello stesso momento, i punti nascita degli ospedali pubblici di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese siano chiusi. Una situazione che genera rabbia e disorientamento nei cittadini. Perché la sanità privata, per quanto efficiente, dovrebbe essere a supporto di quella pubblica, non un’alternativa totale. E invece, a ben vedere, sembra accadere proprio il contrario: mentre le cliniche convenzionate ricevono attenzioni, finanziamenti e nuovi posti letto, nei presìdi pubblici si taglia, si chiude, si smantella. A Sessa Aurunca, oggi pomeriggio, la protesta prende forma in una marcia promossa dai cittadini, con in testa il vescovo della diocesi, monsignor Giacomo Cerullo. L’obiettivo è chiaro: chiedere la riapertura del punto nascita dell’ospedale San Rocco, un servizio vitale per tutto il comprensorio. Le donne in gravidanza sono costrette a spostarsi verso altri ospedali ma soprattutto le cliniche private, con disagi enormi e rischi evidenti. “È inaccettabile che un territorio così vasto venga lasciato senza un punto nascita pubblico. Non è solo una questione sanitaria, è una questione di dignità”, è il coro che si leva da famiglie, medici, associazioni. Ma da De Luca, finora, solo silenzi. O peggio, dichiarazioni come quella fatta proprio a Castel Volturno: “Se non ci saranno svolte, faremo ricorsi, denunce, segnalazioni”. Tutto, tranne una parola chiara sul destino dei punti nascita pubblici chiusi. La sensazione è che la “svolta” tanto invocata valga solo per chi può permettersela. Nel frattempo, la sanità pubblica dell’alto casertano muore lentamente. E a tenerla in vita, almeno oggi, ci provano i cittadini. A piedi, manifestando con forza, ma con una richiesta forte: il diritto a nascere dove si vive.



