
Il consigliere regionale campano nella bufera per un filmato girato in Consiglio: Calenda lo espelle, il presidente Oliviero parla di “offesa all’istituzione”.
Un video girato nel cuore del Consiglio regionale con due tiktoker ha acceso un dibattito acceso. Le reazioni di Azione e del presidente Oliviero denunciano il rischio di svuotare la politica di senso e di rispetto istituzionale. Il breve video che ritrae Pasquale Di Fenza, consigliere regionale campano, insieme ai noti tiktoker Rita De Crescenzo e Angelo Napolitano all’interno del Consiglio regionale, è diventato un caso politico e culturale. Con tricolori sventolati, inni cantati e la didascalia “Working in progress” , errore grammaticale clamoroso, l’episodio ha scatenato indignazione trasversale. Azione Campania ha subito preso le distanze definendo l’iniziativa “personale, incomprensibile e non condivisibile”. Carlo Calenda, leader nazionale, ha annunciato l’espulsione di Di Fenza, parlando di una “pantomima indecente” incompatibile con il ruolo di un rappresentante istituzionale. Il presidente del Consiglio regionale, Gennaro Oliviero, ha espresso “profondo biasimo” e ha chiesto che un simile episodio non si ripeta, difendendo la dignità e il prestigio dell’istituzione. Questa vicenda non è solo un episodio isolato, ma un sintomo di un problema più ampio. La politica rischia di ridursi a uno spettacolo da social, dove l’apparire sovrasta l’essere, e dove il linguaggio, fondamentale per la comunicazione istituzionale viene svilito da errori grossolani e scarsa attenzione. Il clamoroso errore “Working in progress”, usato come slogan, diventa un simbolo di questa deriva: non è solo un errore grammaticale, ma il riflesso di un modo di fare politica che scimmiotta il linguaggio dei social senza comprenderne il senso, accontentandosi della forma e dell’effetto. Di Fenza, già al centro di polemiche per la sua partecipazione a una festa con legami discutibili, conferma con questo episodio un profilo controverso e una difficoltà a rispettare la sobrietà richiesta da un incarico pubblico. La reazione di tutto il mondo politico è stata netta, a conferma della necessità di mantenere ferme le regole del rispetto istituzionale. Eppure, resta il dubbio che episodi come questo riflettano un malessere più profondo, un vuoto culturale e valoriale che la politica deve saper affrontare con serietà. Il rischio è che si continui a confondere le istituzioni con un palcoscenico, dove conta solo la visibilità e non il contenuto. E questo, più di ogni espulsione o richiamo, danneggia la fiducia dei cittadini e la credibilità della democrazia.



