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Caserta e Napoli, cuore nero della camorra: la DIA conferma l’emergenza

8 mesi fa
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La relazione semestrale appena inviata al Parlamento dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) non porta rivelazioni clamorose, ma riafferma una realtà che da tempo in Campania e in particolare nelle province di Napoli e Caserta è sotto gli occhi di tutti: la camorra continua a rappresentare una delle minacce più pervasiva e strutturate nel panorama criminale nazionale. In queste due province, infatti, si registra la “più alta e qualificata densità mafiosa”, alimentata dalla presenza di organizzazioni criminali fortemente radicate, capaci non solo di mantenere il controllo del territorio ma anche di insinuarsi in profondità nel tessuto economico e istituzionale.

Appalti pubblici nel mirino

Il documento della DIA mette in luce la persistente capacità delle organizzazioni camorristiche di influenzare gli enti locali, con particolare attenzione alla gestione degli appalti pubblici. Il sistema del subappalto, scarsamente tracciabile e facilmente manipolabile, è uno degli strumenti preferiti per infiltrarsi nei cantieri, che evidenzia come l’anonimato societario nei lavori pubblici sia ancora una breccia aperta per la criminalità.


I numeri delle interdittive

Nel primo semestre del 2024, le prefetture campane – in sinergia con i Gruppi interforze – hanno emesso 240 interdittive antimafia, di cui ben 232 concentrate nelle province di Napoli e Caserta. Un dato che fotografa con chiarezza la pressione criminale sul tessuto imprenditoriale locale.

I settori più colpiti dalle interdittive sono:

  • Edilizia e immobiliare:
  • Gestione rifiuti:
  • Onoranze funebri:
  • Commercio e agroalimentare:
  • Servizi vari e consulenze: Trasporti e autoveicoli: Distribuzione idrocarburi, ristorazione, turismo:

Sebbene le interdittive rappresentino uno strumento fondamentale per arginare la penetrazione criminale nella pubblica amministrazione, osservatori locali segnalano una loro applicazione ancora troppo timida, specie nel Casertano, dove la reattività istituzionale non sempre è stata all’altezza della minaccia.


La mappa della camorra casertana

La relazione della DIA conferma un panorama criminale consolidato, dove i clan storici continuano a esercitare il controllo su territori precisi.

  • Clan Schiavone (fazione dei Casalesi): dominio su Casal di Principe, Caserta, e influenza estesa a Grazzanise e all’area montana interna (Sparanise, Pignataro Maggiore, Francolise, Teano, Vairano Patenora, Piedimonte Matese). A loro si affiancano i clan Papa e Lubrano-Ligato.
  • Clan Bidognetti: attivi a Castel Volturno, Parete, Lusciano, Villa Literno, con storica presenza anche a Mondragone e Sessa Aurunca (gruppi Gagliardi, Fragnoli, Pagliuca).
  • Clan Esposito (“Muzzoni”): influenti a Cellole, Carinola, Falciano del Massico, Roccamonfina.
  • Clan Zagaria: dominio su Casapesenna, Trentola Ducenta, Aversa, dove controllano attività economiche e appalti attraverso prestanome e società fittizie.
  • Santa Maria Capua Vetere: continua la faida tra i clan Del Gaudio (“Bellagiò”) e Fava, che mantiene alta la tensione criminale.
  • Marcianise e hinterland: scenario complesso con la contrapposizione tra il clan Belforte (“Mazzacane”), legato alla tradizione cutoliana, e il gruppo rivale Piccolo–Letizia. Il clan Massaro agisce come articolazione dei Belforte in comuni come Santa Maria a Vico e Arienzo.
  • Teverola e Carinaro: presente il gruppo Picca, colpito da una maxi-operazione nel 2024 con 35 arresti per estorsioni, traffico di droga e riciclaggio attraverso finte attività commerciali.

Il quadro tracciato dalla DIA non porta novità eclatanti, ma ribadisce una verità scomoda: la camorra continua a esercitare una presenza soffocante sull’economia e sulla vita pubblica in molte aree della Campania. La sfida delle istituzioni è tutt’altro che conclusa, e la relazione semestrale sembra suggerire che servano strumenti più incisivi, maggiore coordinamento e una vigilanza costante per spezzare l’intreccio tra affari e criminalità che ancora oggi soffoca lo sviluppo di un’intera regione.

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