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Sparanise – La grammatica universale del riscatto: l’Agro Caleno contro la devastazione ambientale

8 mesi fa
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Continuano le assemblee itineranti del movimento Basta Impianti. Dopo gli appuntamenti di Vitulazio, Ailano e la storica assemblea di Pignataro Maggiore, anche a Sparanise si è svolto uno degli incontri più rilevanti degli ultimi tempi.

Qui la situazione ambientale è tra le più compromesse dell’Agro Caleno. A raccontare la storia del territorio è la stessa geografia degli insediamenti: basta guardare dal finestrino percorrendo il tratto dell’Appia che conduce alla città. Lo scheletro dell’ex fabbrica Pozzi, la discarica più grande d’Europa che la circonda, l’imponente centrale termoelettrica: in pochi secondi, in appena qualche centinaio di metri, il paesaggio restituisce la contraddizione più profonda di quest’area. L’idea che, in nome dello sviluppo e della stabilità lavorativa, si debba cambiare faccia al proprio territorio e stravolgerne la vocazione.

A margine di uno degli interventi si discuteva con i militanti di Basta Impianti: in fondo, è sempre di questo che si parla. Le argomentazioni della politica sono le stesse: “non si può dire di no a prescindere”, perché questi impianti potrebbero portare ricadute occupazionali. Così, questa promessa si insinua e fa breccia in un tessuto sociale già lacerato dalla disoccupazione e dal lavoro nero e precario.

E invece, a questa domanda, bisognerebbe rispondere con chiarezza: no, non ci sono ricadute occupazionali significative. È mai possibile che le prospettive di lavoro per i giovani caleni debbano dipendere esclusivamente dagli impianti della monnezza?

In questo contesto, il movimento ambientalista sta diventando, in Terra di Lavoro, un laboratorio straordinario di cittadinanza attiva, per la radicalità con cui affronta la questione ambientale. La radice della devastazione ambientale a cui questo territorio è da decenni esposto è l’idea di sviluppo che si ha di esso.

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La composizione eterogenea delle assemblee, la partecipazione massiccia della cittadinanza non sta intercettando un vuoto di rappresentanza, ma una esigenza di protagonismo delle comunità nel processo decisionale su temi che ne stanno determinando il destino. Le comunità non vogliono più essere rappresentate da una classe politica che ad ogni pubblica assemblea dimostra la propria inadeguatezza, la propria ambiguità circa le promesse fatte e mai mantenute.

Mentre a Sparanise si susseguivano gli interventi in piazza, anche a Calvi e Francolise si discuteva delle stesse tematiche ambientali e delle prossime iniziative: la fiaccolata del 18 settembre in ricordo dei martiri dell’ambiente e il grande corteo regionale del 27 settembre.

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Questo movimento spontaneo non può essere ignorato. È il segnale di un territorio che, dopo anni di saturazione e devastazione, cerca nuove possibilità di esistenza. I tanti interventi che si sono avvicendati nelle ultime settimane parlano una lingua comune. A Francolise, prima del concerto di una nota band campana, due esponenti del movimento sono saliti sul palco per ricordare i prossimi appuntamenti. Gli applausi spontanei, i cenni di approvazione, gli sguardi d’intesa dei tantissimi giovani presenti, ci restituiscono una grammatica universale di riscatto per questa terra, una storia straordinaria di condivisione in questo tempo di solitudini.

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