
Per l’avvio del nuovo anno scolastico l’arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese, ha rivolto un messaggio agli studenti, alle famiglie, ai docenti e a tutto il personale della scuola. Un invito a vivere la scuola come luogo di crescita, di dialogo e di pace, in un tempo segnato da conflitti e sfide educative.
“Cari alunni e studenti, docenti, famiglie, dirigenti scolastici, personale tutto della scuola, pace! All’inizio del nuovo anno scolastico giunga a tutti voi il mio auguro. La scuola è il luogo in cui si apprende il sapere, si acquisisce un’esperienza di vita e soprattutto si coltiva la virtù della sapienza; luogo privilegiato dove si fa esperienza del vivere insieme, dove ci si accorge dell’altro, dove si sperimentano sentimenti ed emozioni. Viviamo un momento storico in cui la comunità scolastica affronta sfide sempre più complesse: dall’interazione con il mondo dei social all’educazione alla non violenza e, più in generale, a quella civica; dall’accompagnamento psicologico degli studenti alla formazione professionale. Il mio primo pensiero va a voi ragazzi. Vivete questo percorso con gioia, affidandovi ai docenti che vi aiuteranno a progredire nella conoscenza, nello studio e nella conquista dell’autonomia personale. Rifuggite ogni forma di violenza, anche solo verbale, e coltivate il rispetto e la solidarietà. Vi affido a Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis e v’invito a seguire il loro esempio; giovani come voi, pochi giorni fa sono stati proclamati santi da Papa Leone XIV: esempi luminosi di fede operosa, certamente anche grazie alla scuola, hanno maturato scelte importanti e hanno scoperto nel Signore Gesù e nel Suo Vangelo la via per una pienezza di vita che hanno testimoniato in maniera eroica. Ringrazio tutti voi docenti cui è affidata la cura, la crescita e il futuro dei nostri giovani. Continuate a guardare alla scuola come un luogo privilegiato di formazione integrale della persona, di crescita non solo intellettuale, ma anche umana e spirituale degli studenti. Accompagnateli, avendo cura di leggere nei loro occhi le domande, i bisogni e le attese, per dire loro le parole giuste, nel rispetto di tutti e di ciascuno. Se è vero che educare è un’arte, vi auguro di diventare dei veri artisti! La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che genitori e docenti collaborino in forma sinergica, perché l’azione educativa e formativa possa essere efficace. L’unità d’intenti tra famiglia e insegnanti fa pensare a quel proverbio africano tanto vero e attuale: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare uno studente ci vogliono tante realtà: famiglia, insegnanti, personale non docente, comunità… Mentre vi scrivo, il mio pensiero va ai ragazzi e ai giovani di Gaza e dell’Ucraina e di tutte quelle aree del pianeta in cui imperversano guerre fratricide. Tanti studenti non potranno andare a scuola o saranno costretti a fare lezione con la paura di essere bombardati. Pensando a loro, facciamo in modo che le nostre scuole diventino tante “case di pace”, dove si coltiva il dialogo come mezzo per disinnescare le ostilità, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. “La pace – ci dice Papa Leone – non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione”. Da quest’anno, durante le lezioni, sarà vietato l’uso dei cellulari anche nelle scuole superiori. Cari studenti, guardate a questa novità come un’opportunità per rifuggire dal pericolo che le amicizie e i contatti divengano solo virtuali invece che restare umani. Lo smartphone è un grande aiuto, è bello che tutti possano usarlo, ma quando si diventa schiavi di questo strumento, si corre il rischio di perdere la propria libertà. Vi abbraccio tutti e tutte, e vi auguro di camminare alla luce del vero, del bello e del buono. In questo cammino è mio desiderio che anche i nostri sacerdoti, nel rispetto dei ruoli e dei calendari scolastici, possano divenire vostri compagni di viaggio. Un pensiero caro arrivi anche agli universitari che giungono nelle nostre città, come anche a quanti partiranno dalla nostra terra per studiare o insegnare in giro per l’Italia o per il mondo. Con affetto di fratello e padre, vi saluto e vi benedico.”



