
L’inizio ufficiale della campagna elettorale, con la presentazione delle liste, non promette nulla di buono. Una candidata arrestata a poche ore dalla consegna delle liste, altri esclusi non per mancanza di competenza, ma per un consenso politico ed elettorale giudicato “scomodo”. Una politica che premia l’obbedienza più che la competenza, il posizionamento più che la visione. Intanto assistiamo al consueto valzer dei trasformismi: candidati che cambiano schieramento con la stessa disinvoltura di un calciatore che cambia squadra. Qualcuno, va detto, è coerente. Ma solo con il proprio slogan, buono per tutte le stagioni e per tutte le liste. Poco importa se a sinistra, a destra o al centro: ciò che conta è trovare un posto sicuro. La coerenza, i progetti, la credibilità politica? Elementi secondari. Prevale l’opportunismo, a scapito della fiducia dei cittadini e della qualità del confronto democratico.
Se queste sono le premesse, sarà difficile convincere gli elettori che il loro voto possa davvero incidere. Al di là dei sondaggi, oggi, 26 ottobre, non sappiamo ancora chi vincerà tra Fico e Cirielli. Ma una cosa è certa: perderà la democrazia, perché calerà l’affluenza, e quando i cittadini si disilludono e disertano le urne, a perdere sono tutti. La Campania rischia di essere il simbolo di un voto impoverito, deciso più dal clientelismo e da dinamiche opache, che dalla partecipazione consapevole degli elettori. E se la politica non cambia passo, a pagare il prezzo saranno i cittadini. Ancora una volta.


