
La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino, dove lavorano molte persone del territorio aurunco, si aggrava e i sindacati parlano ormai apertamente di una “situazione drammatica”. Stellantis ha ,annunciato nuovi fermi produttivi nello stabilimento di Cassino, l’ultimo dei quali ha riguardato la settimana dal 3 al 7 novembre, a causa del calo degli ordini. A lanciare l’allarme è Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, durante il Consiglio regionale del sindacato tenutosi nel Lazio. “Siamo estremamente preoccupati – ha dichiarato – e chiediamo scelte immediate e investimenti concreti per evitare un ridimensionamento irreversibile del sito produttivo”. Il nodo principale resta quello delle tempistiche sui nuovi modelli. I numeri confermano il crollo produttivo. Nei primi nove mesi del 2025 lo stabilimento di Cassino ha assemblato solo 14.135 vetture, segnando un calo del -28,3% rispetto all’anno precedente. Si tratta del peggior risultato nella storia del sito in termini quantitativi, aggravato da 84 giorni di fermo produttivo nello stesso periodo. Un tracollo che si riflette direttamente sull’occupazione: tra contratti a termine non rinnovati, cassa integrazione e uscite volontarie, il numero dei dipendenti continua a diminuire. Una tendenza impensabile se si guarda al recente passato. Nel 2017, anno di massima produzione per Alfa Romeo Giulia e Stelvio, lo stabilimento produceva circa 135.000 vetture l’anno e contava oltre 4.300 lavoratori a tempo indeterminato. Oggi, con volumi dieci volte inferiori, la sostenibilità industriale del sito è a rischio. “Non possiamo accettare che un polo produttivo strategico per il centro Italia venga lasciato in un limbo fino al 2028 – ha concluso Uliano –. Servono risposte concrete, una visione industriale chiara e investimenti certi. Cassino merita di tornare a essere un motore di sviluppo e non un simbolo di declino”.



