
Quando chi dovrebbe servire la gente pensa solo ai suoi affari, la comunità si spacca. In un comune qualunque, che chiameremo “Comune X”, sta succedendo una cosa molto grave: la macchina comunale è stata sequestrata. Non serve più i cittadini, ma gli interessi di una sola persona. Parliamo di un impiegato importante, uno di quelli che ha già in mano ruoli di fiducia, che ora vuole fare il grande salto e prendersi una poltrona da capo di prima linea. Questo signore, che qualcuno chiama il “forestiero” per via di un passato non proprio limpido in altre città, non sta facendo il suo lavoro: sta letteralmente gestendo una campagna elettorale clandestina proprio dentro gli uffici. Il suo strumento di lavoro preferito? La paura. Lavorare nel comune X è diventato un inferno di ansia. Non si respira aria di collaborazione, ma di spionaggio continuo. Si dice che ci siano occhi e orecchie ovunque, che le chiacchiere e i pensieri dei dipendenti vengano subito riportati al “capo” per fare rapporto. Il messaggio è semplice e brutale: se vuoi stare tranquillo, devi sostenere il candidato che piace a lui. Se ti allinei, forse avrai un futuro; se “alzi la testa” e dici che il tuo lavoro è neutro, vieni messo all’angolo. Un ente pubblico come il comune non può diventare il comando personale delle ambizioni di uno solo. I soldi e le risorse che pagano i cittadini devono servire a tappare le buche e fare servizi, non a finanziare la scalata di un tizio che, a quanto pare, ha già combinato guai altrove. Questa è una vera e propria violenza contro l’istituzione. Gli uffici sono posti per servire la gente, non per fare propaganda. Chi vuole capire …capisca…



