
Il silenzio che circonda il mega impianto di rifiuti che si vuole costruire in località Quintola non è normale. È un vuoto pesante, soprattutto se paragonato a quello che succede nell’Agro Caleno, dove il comitato “Basta Impianti” riempie le piazze e chiede risposte chiare. In Località Quintola, invece, davanti a una struttura pensata per trattare quasi ottantamila tonnellate all’anno di rifiuti, tra cui i tessili, materiali che aumentano i rischi, tutto sembra andare avanti nel silenzio. A rompere questa calma innaturale restano solo due voci: quella di Giulia Casella di Legambiente e quella del collega giornalista Salvatore Minieri. Due presenze coraggiose ma praticamente isolate in un contesto che evita di esporsi. Troppa prudenza, troppa paura: elementi che descrivono con precisione il clima che si respira attorno all’intera vicenda. Da più parti emerge l’esigenza di un intervento deciso del comitato “Basta Impianti” perché il territorio ha bisogno della loro determinazione. Un’eventuale mobilitazione non sarà affollata: qui molti hanno già iniziato a guardare l’impianto come a un’opportunità o almeno così è stato lasciato intendere. In un periodo storico in cui le promesse abbondano diventa facile spostare l’attenzione di chi preferisce non approfondire. C’è poi un aspetto che quasi nessuno affronta apertamente: località Quintola appartiene formalmente al territorio di Sessa Aurunca ma è lontana dal centro urbano e confinante con Cellole. Sarà proprio Cellole infatti a subire per prima l’impatto di un impianto del genere. Senza un confronto pubblico reale, senza dibattito limpido e senza presenza attiva di chi difende la terra questa vicenda rischia d’andare avanti senza controllo. Silenzi, entusiasmi improvvisi e curriculum consegnati al momento giusto raccontano più d’un mille discorsi, e non raccontano nulla di positivo. Il territorio ha bisogno d’un segnale forte. Serve la stessa energia vista altrove; la stessa capacità di mobilitazione; lo stesso coraggio mostrato altrove. Perché se Quintola resta zitta, altri parleranno al suo posto. E lo faranno seguendo interessi che nulla hanno a che vedere con la tutela del territorio. È il momento di rimettere questa discussione sui binari giusti. Prima che diventi troppo tardi, davvero.



