
La prima legge UE sulla salute del suolo: cosa prevede davvero
di Oliviero Casale, Componente Gruppo Valle del Garigliano
Il 23 ottobre 2025 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la Direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo (Soil Monitoring and Resilience Directive), nota come Soil Monitoring Law. Con questo voto, l’Unione europea si dota per la prima volta di un quadro legislativo comune sulla salute del suolo, colmando un vuoto normativo che resisteva da anni.

Il punto di partenza non è rassicurante: secondo i dati riportati nei documenti preparatori, circa il 60–70% dei suoli europei è in cattive condizioni o a rischio, in particolare i suoli agricoli e urbanizzati. Erosione, compattazione, perdita di carbonio organico, contaminazione, impermeabilizzazione e consumo di suolo mettono a rischio funzioni essenziali: produzione alimentare, ciclo dell’acqua, stoccaggio del carbonio, biodiversità.
Con il voto in seconda lettura, il Parlamento ha approvato la posizione del Consiglio ed ha incaricato la sua Presidente e il Segretario generale di firmare l’atto e procedere, insieme al Consiglio, alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Da quel momento decorreranno i termini per l’entrata in vigore e per la trasposizione negli ordinamenti nazionali.
Obiettivo: suoli sani entro il 2050
La direttiva fissa un obiettivo di lungo periodo:
istituire un quadro solido e coerente di monitoraggio del suolo per tutti i suoli dell’UE e migliorarne costantemente la salute al fine di conseguire suoli sani entro il 2050.
Per farlo, prevede:
- un quadro di monitoraggio armonizzato a livello europeo;
- una definizione comune di “suolo sano”, basata su descrittori fisici, chimici e biologici;
- misure per la gestione sostenibile dei suoli e per la rigenerazione dei suoli non sani;
- un approccio strutturato ai siti contaminati e ai rischi per la salute umana e l’ambiente.
Monitoraggio: distretti del suolo e “semaforo” della salute
Gli Stati membri dovranno:
- istituire sul proprio territorio dei “distretti del suolo”, tenendo conto di tipo di suolo, clima, uso del suolo e caratteristiche ambientali;
- designare per ciascun distretto almeno un’autorità competente;
- effettuare misurazioni periodiche di una serie di descrittori (erosione, compattazione, salinizzazione, carbonio organico, ecc.), con aggiornamenti regolari anche sugli indicatori di consumo di suolo e impermeabilizzazione.
Sulla base di questi dati, il suolo viene:
- considerato “sano” se tutti i descrittori rispettano i criteri fissati,
- altrimenti classificato secondo un approccio “a semaforo”: moderato, scadente, cattivo.
Questa classificazione servirà a individuare le aree prioritarie e a misurare i progressi nel tempo.
Gestione sostenibile e sostegno agli agricoltori
La direttiva non si limita a misurare: chiede agli Stati membri di definire e promuovere pratiche di gestione sostenibile del suolo, sulla base di principi elencati in un allegato specifico (ad esempio rotazioni colturali, riduzione della compattazione, aumento della sostanza organica, pratiche agroecologiche, agricoltura biologica).
In particolare:
- entro alcuni anni dall’entrata in vigore, gli Stati membri dovranno definire le pratiche da attuare e quelle da evitare, raccogliendole in piani di attuazione pubblici;
- dovranno coinvolgere i soggetti interessati (proprietari, gestori del suolo, enti locali) in modo aperto, inclusivo ed efficace;
- le misure dovranno essere coordinate con altri programmi e fondi (PAC, coesione, LIFE, missione “Un patto europeo per i suoli” di Orizzonte Europa, ecc.).
Nei pareri ufficiali si insiste molto sul fatto che questo quadro normativo deve essere accompagnato da strumenti finanziari adeguati e da un sostegno tecnico agli agricoltori, che già svolgono un ruolo chiave nel mantenimento della salute del suolo.
Il Parlamento e gli organi consultivi sottolineano che non si tratta di una norma “punitiva”, ma di uno strumento di conoscenza e prevenzione, pensato per creare basi solide di dati e indirizzare meglio le politiche e gli incentivi.
Siti contaminati e inquinanti emergenti
Un intero blocco della direttiva è dedicato ai siti potenzialmente contaminati:
- gli Stati membri dovranno definire, entro alcuni anni, un approccio basato sul rischio per individuare, analizzare e gestire i siti contaminati;
- entro un termine definito dall’entrata in vigore, dovranno essere identificati e iscritti in un registro pubblico tutti i siti potenzialmente contaminati;
- la valutazione del rischio dovrà sempre considerare l’uso del suolo (attuale e previsto) e gli impatti sulla salute umana e sull’ambiente.
Il testo chiede inoltre alla Commissione di predisporre una lista di osservazione (“watch list”) di inquinanti del suolo di particolare preoccupazione, tra cui i PFAS e i metaboliti di alcuni pesticidi, per i quali raccogliere dati sistematici.
Consumo di suolo: principi sì, obiettivi forti no
Sul consumo di suolo (land take), la direttiva si colloca su un terreno di compromesso.
L’articolo dedicato stabilisce che:
gli Stati membri provvedono affinché il consumo di suolo rispetti una serie di principi,
tra cui ridurre al minimo la superficie interessata, scegliere aree in cui la perdita di servizi ecosistemici sia la più bassa possibile e compensare quanto più possibile la perdita di capacità del suolo di fornire tali servizi.
In altre parole:
- vengono fissati principi generali di orientamento,
- ma non viene introdotto un obiettivo vincolante di “consumo netto di suolo pari a zero” entro il 2050, come auspicato da alcune parti.
Il Comitato economico e sociale europeo, ad esempio, definisce l’articolo sul consumo di suolo deludente, chiedendo un rafforzamento dell’obiettivo di “no net land take” e una maggiore priorità al riuso dei suoli già artificializzati rispetto alla nuova urbanizzazione di suoli agricoli.
È quindi corretto dire che in questo momento:
- la direttiva riconosce il problema e inserisce principi di mitigazione,
- ma non pone limiti quantitativi stringenti all’espansione urbana o infrastrutturale.
Tempistiche e prossimi passi
Formalmente, con il voto del 23 ottobre il Parlamento:
- approva la posizione del Consiglio in prima lettura;
- constata che l’atto è adottato in conformità con tale posizione;
- incarica Presidente e Segretario generale di firmare e procedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.
Dopo la pubblicazione:
- la direttiva entrerà in vigore dopo il termine indicato nel testo (tipicamente 20 giorni);
- da quel momento, gli Stati membri avranno tre anni di tempo per trasporre la direttiva nel diritto nazionale (come indicato nei materiali esplicativi e nelle note di accompagnamento);
- seguirà una serie di scadenze operative:
- entro alcuni anni: definizione delle pratiche di gestione sostenibile del suolo e dei piani di attuazione;
- entro 4 anni: definizione dell’approccio basato sul rischio per i siti potenzialmente contaminati;
- entro 7 anni: completamento dell’identificazione dei siti potenzialmente contaminati e iscrizione nel registro pubblico;
- ogni 5 anni: trasmissione alla Commissione e all’Agenzia europea dell’ambiente dei dati di monitoraggio e delle analisi di tendenza.
Una legge di monitoraggio… e una prova di volontà politica
Dai documenti ufficiali emergono due messaggi:
- Il valore strutturale della legge
- per la prima volta l’UE avrà dati comparabili sulla salute del suolo,
- un linguaggio comune (definizione di “suolo sano”, descrittori, classi, registri),
- un quadro che collega suolo, clima, biodiversità, agricoltura e rischio idrogeologico.
- I limiti del compromesso politico
- il CESE e il Comitato delle Regioni chiedono obiettivi più vincolanti sul consumo di suolo e sulla rigenerazione dei suoli degradati;
- molte misure restano dipendenti dalla volontà degli Stati membri e dalla disponibilità di fondi;
- l’effettiva riduzione del degrado del suolo dipenderà da come la direttiva sarà integrata nelle politiche agricole, urbanistiche, infrastrutturali.
In sintesi, la Soil Monitoring Law non è il punto di arrivo, ma un punto di svolta:
- sposta il suolo dal “fuori campo” della legislazione europea a oggetto esplicito di politiche comuni;
- obbliga ogni paese a guardare in faccia lo stato dei propri suoli;
- apre la strada a future misure più vincolanti, se i dati mostreranno che il degrado continua.
Molto dipenderà da come, nei prossimi anni, governi nazionali e autorità locali useranno questo nuovo quadro: come strumento minimo di adempimento o come leva per ripensare davvero il rapporto tra suolo, sviluppo e clima.
Bibliografia essenziale
- Parlamento europeo (2025),
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 23 ottobre 2025 sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell’adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul monitoraggio del suolo e la resilienza (Soil Monitoring Law) (09474/1/2025 – C10-0229/2025 – 2023/0232(COD)), Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare (ENVI), PE 778.280. - Parlamento europeo (2025),
Raccomandazione per la seconda lettura sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell’adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul monitoraggio del suolo e la resilienza (direttiva sul monitoraggio del suolo) (09474/1/2025 – C10-0229/2025 – 2023/0232(COD)) – Documento di seduta A10-0204/2025, 20 ottobre 2025, Relatore: Martin Hojsík, Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare (ENVI), PE 778.280v02-00. - Comitato economico e sociale europeo (2024),
Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul monitoraggio del suolo e la resilienza (Normativa sul monitoraggio del suolo) [COM(2023) 416 final – 2023/0232(COD)], GU C 6 febbraio 2024, C/2024/887, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2024/887/oj. - Comitato europeo delle regioni (2024),
Parere del Comitato europeo delle regioni — Monitoraggio del suolo e resilienza (Normativa sul monitoraggio del suolo) (parere d’iniziativa) (C/2024/5371), Relatrice: Frida Nilsson, GU C 17 settembre 2024, C/2024/5371, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2024/5371/oj. - European Parliamentary Research Service – EPRS (2025),
HALLEUX, V., Soil monitoring and resilience. AT A GLANCE, Plenary – October II 2025, PE 777.945, ottobre 2025, Parlamento europeo, Bruxelles. - Commissione europea (2023),
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul monitoraggio del suolo e la resilienza (Normativa sul monitoraggio del suolo), COM(2023) 416 final – 2023/0232(COD), Bruxelles, 5 luglio 2023.


