
La campagna elettorale in corso a Napoli presenta tratti inediti e preoccupanti. A emergere non è il confronto sui programmi, bensì un clima dominato da volgarità diffusa, aggressività verbale e spettacolarizzazione, accentuato dalla presenza crescente di TikToker, influencer e personaggi del web che hanno trasformato la competizione politica in un’arena social. Un’anomalia che gli osservatori definiscono senza precedenti. Un simile livello di tensione e degrado comunicativo non si era msi registrato, segno di un mutamento profondo nei modi e nei toni della politica locale. L’ingresso massiccio di figure estranee alla politica tradizionale ha contribuito a spostare l’attenzione dal merito alle provocazioni.
Dirette, sfide, insulti e performance online hanno sostituito i consueti dibattiti pubblici, generando un ambiente polarizzato e povero di contenuti. Ma l’elemento più preoccupante rimane il silenzio delle autorità. Di fronte a episodi di volgarità, intimidazioni e tensioni crescenti, gli organi di vigilanza non hanno preso posizione o adottato misure per riportare il confronto entro i confini del rispetto istituzionale.
Una mancanza che solleva interrogativi: com’è possibile che una campagna elettorale così distorta proceda senza alcun intervento? Napoli vive una stagione politica segnata da una deriva comunicativa che non può essere ignorata. La città, storicamente attiva e partecipe, merita un contesto elettorale fondato sul dialogo, sulla correttezza e sulla tutela dei cittadini. Oggi, invece, si trova a fare i conti con un clima che rischia di compromettere non solo l’immagine, ma anche la qualità stessa del processo democratico.


