
Il dossier “Il Male in Comune” di Avviso Pubblico fotografa un’emergenza democratica che dura da oltre trent’anni
Ieri é stato presentato il dossier “Male Comune” di Avviso Pubblico. Secondo il dossier dal 2019 a oggi sono 402 gli enti locali italiani colpiti da infiltrazioni mafiose. Una mappatura che racconta, numeri alla mano, un fenomeno tutt’altro che marginale e che continua a rappresentare una ferita aperta nella democrazia italiana. “I dati registrano il persistere dell’esistenza di complicità e connivenze tra mondo criminale, politico e amministrativo”, osserva il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà. “Le mafie mantengono un posto in prima fila nella corsa agli appalti e nella gestione dei servizi pubblici”. Guardando a un periodo più lungo – dal 2 agosto 1991 al 30 settembre 2025 – emergono in modo netto le aree più vulnerabili: Calabria, Campania e Sicilia contano insieme 360 scioglimenti, pari all’87% del totale. Sommando i casi pugliesi – 26 Comuni sciolti – la percentuale sale ulteriormente, confermando una concentrazione del fenomeno nel Sud Italia. In totale, 11 regioni sono state coinvolte da provvedimenti di scioglimento, che diventano 13 se si considerano le verifiche concluse con archiviazione (Sardegna e Veneto). Le province più colpite sono cinque: Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia: qui si concentra il 63% degli scioglimenti. Dal 1991 al 2025 i provvedimenti emanati dal Consiglio dei ministri e promulgati dal Presidente della Repubblica sono stati 402. In media, un Comune sciolto per mafia ogni mese. La maggior parte degli enti colpiti è di piccole dimensioni: 72% sotto i 20.000 abitanti 51% sotto i 10.000 34% sotto i 5.000 Piccoli centri che spesso diventano territorio fertile per la penetrazione delle organizzazioni criminali, più facili da condizionare attraverso reti relazionali e voti di scambio. Il trend degli scioglimenti non è stato costante: 1991-1993: picco iniziale con 76 scioglimenti, 1994-2004: forte rallentamento, solo 61 provvedimenti, 2005: nuovo aumento (13 scioglimenti) 2006-2011: calo a 40 provvedimenti complessivi, Dal 2012 in poi: andamento più stabile, con picchi nel 2012 e nel triennio 2017-2019, superando i 20 scioglimenti annui I 402 scioglimenti hanno riguardato 294 enti locali: 288 Comuni 6 Aziende sanitarie provinciali La differenza tra gli enti coinvolti e il numero totale di scioglimenti è dovuta ai casi plurimi: 83 amministrazioni sciolte due o più volte. Il caso emblematico è Marano di Napoli, sciolto cinque volte. 22 enti sciolti tre volte 60 sciolti due volte 211 una sola volta. Un dato che dimostra quanto sia difficile estirpare definitivamente la presenza mafiosa dal tessuto amministrativo una volta radicata. Per Roberto Montà, la situazione è chiara: “Serve una riforma della normativa sugli scioglimenti, senza cedere alla tentazione di indebolire uno strumento che ha natura preventiva e che permette di recidere il legame tra mafia, corruzione e politica”. Anche Salvatore Dolce, sostituto procuratore antimafia, sottolinea come oggi le organizzazioni criminali puntino meno sulla violenza e più sulla collusione e la corruzione, soprattutto al Centro-Nord:
“Viaggiano sotto traccia, rifuggendo il clamore degli attentati. Ecco perché bisogna mantenere alta l’attenzione e rafforzare la collaborazione con cittadini e associazioni come Avviso Pubblico”. Il dossier di Avviso Pubblico conferma che il fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli enti locali non è un retaggio del passato, ma una minaccia attuale, capace di adattarsi e insinuarsi nelle fragilità amministrative del Paese. Una sfida che richiede strumenti efficaci, vigilanza costante e, soprattutto, una cultura della legalità condivisa, in grado di spezzare quel legame storico e pericoloso tra politica, economia e criminalità.



