
Il Convegno “Territorio, ambiente, lavoro e sanità: quale nuova vocazione per Terra di Lavoro?”, promosso dal Movimento civico “Basta Impianti” e ospitato dalla comunità parrocchiale di Vitulazio, rappresenta un momento di condivisione e confronto profondamente sentito in un territorio che da decenni porta sulle proprie spalle il peso di gravi ferite ambientali e sociali. In questa cornice, il messaggio di S.E. Rev.ma Monsignor Pietro Lagnese, Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta, giunge come una parola autorevole, lucida e coraggiosa.
Ne riportiamo integralmente il resto.

Carissimi fratelli e sorelle presenti questa sera, ringrazio il Movimento civico “Basta Impianti” dell’invito rivoltomi a partecipare all’importante convegno che intende riflettere su quale presente e quale futuro, dopo decenni di devastazione ambientale, crisi industriale, sanitaria e desertificazione sociale, vogliamo per la Terra di Lavoro. In particolare, avete posto al centro di questo incontro la problematica dell’alta concentrazione di impianti per la gestione dei rifiuti presenti nel territorio dell’agro Caleno. Purtroppo, non mi è possibile, come avrei desiderato, intervenire personalmente ma vi prego di accogliere queste mie parole come umile contributo al vostro dibattito. Il movimento “Basta Impianti” chiede il blocco immediato delle nuove autorizzazioni per impianti di stoccaggio, trattamento e combustione di rifiuti oltre al controllo capillare degli impianti esistenti, un piano di bonifica per i siti inquinati presenti sul territorio, screening di massa con studi epidemiologici seri per fermare l’ecatombe silenziosa dei tumori. Condivido e appoggio pienamente questa vostra azione di impegno civico che definirei anche ecclesiale perché come ci ha ricordato qualche giorno fa Papa Leone XIV nel suo incontro in Turchia con il Patriarca ecumenico Bartolomeo, la crisi ecologica per essere affrontata richiede un’autentica conversione spirituale per cambiare direzione e salvaguardare il creato. La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per il rischio, “sufficientemente grave, reale e accertabile”, per la vita degli abitanti residenti nel territorio tra Napoli e Caserta. Secondo la Corte “non ci sono prove sufficienti di una risposta sistematica, coordinata e completa da parte delle autorità nell’affrontare la situazione dell’inquinamento in questa terra. Prima di questo pronunciamento della Corte europea ci son voluti, però, malati e morti. Ci sono volute lotte contro il negazionismo di chi respingeva il nesso di causalità tra l’inquinamento ambientale e l’insorgere di patologie tumorali, soprattutto nei ragazzi e nei giovani. A pochi chilometri da Vitulazio dove oggi vi incontrate esiste il sito della ex Pozzi di Calvi Risolta, la discarica sotterranea definita più grande d’Europa: 25 ettari e un volume di 2 milioni di metri cubi di rifiuti: una bomba ecologica. Certamente l’approccio sugli impianti che trattano rifiuti non deve mai essere né pregiudiziale né tantomeno ideologico ma ritengo che la nostra area debba essere ritenuta già satura. Non bisogna essere aprioristicamente contrari a forme di sano e produttivo sviluppo industriale teso oltretutto a risolvere problematiche ambientali. Ricordiamo che nel 2015 l’Italia è stata sanzionata dall’Unione Europea perché la Regione Campania non ha saputo gestire il ciclo dei rifiuti. Nell’Enciclica Laudato si’, Papa Francesco ha indicato delle linee guida che è opportuno seguire laddove si intraprendono processi decisionali su iniziative imprenditoriali le quali abbiano un impatto sull’ambiente, proprio come nel caso della concentrazione di impianti per lo stoccaggio dei rifiuti presenti su questo territorio: rispettare tutte le regole e le procedure che il diritto ambientale internazionale e nazionale impone; coinvolgere nelle decisioni tutti i portatori d’interesse, dai comuni del territorio fino alle associazioni e ai cittadini; effettuare i dovuti controlli e avere massima trasparenza nel ragguagliare l’opinione pubblica sulla possibilità, anche potenziale, che questi siti possano diventare delle vere e proprie bombe ecologiche, come purtroppo si è verificato. Da Pastore di questa terra, che oltretutto mi ha visto nascere e crescere, sono cosciente che su queste questioni non è facile trovare soluzioni che contemperino rischi e benefici. Non è compito della Chiesa definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica. Quello che però la Chiesa è tenuta a fare è di invitare tutti ad un dibattito onesto e trasparente, perché non prevalga la logica del profitto a discapito della salute e del bene comune. Carissimi, come vescovi delle Chiese di Terra di Lavoro ci stiamo impegnando affinché l’educazione alla pace, alla giustizia e alla salvaguardia del creato diventi parte integrante dei cammini di fede nelle parrocchie, in particolare nella formazione dei piccoli e tra i giovani. Abbiamo fatto sentire forte la nostra voce di dissenso quando ciò era necessario: per un grande biodigestore che si voleva realizzare a poche centinaia di metri della Reggia di Caserta e recentemente quando in Regione Campania si stava discutendo e valutando la possibilità di realizzare un’opera di riqualificazione delle cave di Caserta inattive o dismesse, attraverso una ripresa dell’attività estrattiva. Non solo parole ma anche opere, segno di una Chiesa che è chiamata ad incarnare i principi della Laudato si’, protesa ad “iniziare processi, più che possedere spazi”. È quello che sta facendo la Diocesi di Caserta con la rigenerazione dell’ex Macrico, un’area di circa 33 ettari, al centro della città, da circa trent’anni in stato di abbandono, per molto tempo utilizzata prima come campo di addestramento militare e poi come centro di rimessaggio per mezzi corazzati. Quest’area, un tempo denominata “Campo di Marte”, la Chiesa ha deciso di metterla a disposizione della città e del territorio; sarà così restituita alla sua vocazione originaria: ritornerà ad essere un giardino, un campo di pace e di vita; nascerà pertanto il Campo Laudato si’ Caserta, segno concreto di una Chiesa che vuole farsi compagna di strada di coloro che camminano come pellegrini di speranza. Più di trent’anni fa – esattamente nel 1992 – quando proprio in questo Comune di Vitulazio ci si trovò a fare i conti con una cava la cui attività estrattiva metteva in serio pericolo la salute dei cittadini, fu determinante l’impegno di tanti. L’esperienza dimostra quanto sia importante la spinta popolare per riscrivere la vocazione di un territorio; servono alleanze, idee e uno sguardo che unisca vertenze e prospettive. Vi incoraggio perciò ad andare avanti. Facciamolo per i nostri giovani, per i vostri figli e nipoti e per quanti verranno dopo di noi, ai quali abbiamo il dovere di consegnare il nostro territorio e l’intero pianeta migliore di come è stato a noi affidato. Questo è il momento della decisione che dia loro motivi di fiducia nel futuro. Vi benedico di cuore, invocando su di voi la luce dello Spirito Santo, affinché possiate sempre scegliere ciò che è vero, buono e giusto. Vitulazio, 5 dicembre 2025
*Pietro Lagnese Arcivescovo di Capua
Vescovo di Caserta


