
Entro il 31 dicembre il Consiglio comunale sarà chiamato ad approvare il Bilancio di Previsione, con o senza un eventuale rimpasto in Giunta? Una nuova forza politica, nata alla vigilia delle elezioni regionali, ne sollecita l’attuazione. Sul piano finanziario le minoranze potranno presentare emendamenti, mentre per il via libera finale sarà necessario il voto favorevole della maggioranza. La Giunta comunale ha già approvato l’atto di indirizzo, ovvero il DUP (Documento Unico di Programmazione), che costituisce la base per la predisposizione del bilancio e tiene conto dello scenario economico generale. Per i non addetti ai lavori, il bilancio comunale appare spesso come un documento complesso e di difficile lettura. A Sessa, a partire dalla gestione commissariale Cantadori nel 2022, che aveva ereditato un buco di 12 milioni di euro, riuscì a ottenere incassi per circa 60 milioni di euro, a fronte di spese pari a 55 milioni, chiudendo così con un avanzo di cassa di 5 milioni di euro. Con l’insediamento dell’attuale esecutivo, però, la situazione è andata progressivamente mutando. Fino al 5 dicembre di quest’anno, i dati registrati risultano i seguenti: Anno 2023: spese pari a 32.021.084,16 euro ed entrate pari a 30.345.611,13 euro, con un disavanzo di 1.675.473,03 euro. Anno 2024: spese nuovamente superiori alle entrate, con un disavanzo di 2.451.497,60 euro. Anno 2025 (dato aggiornato al 5 dicembre): saldo di cassa negativo per 486.201,21 euro, suscettibile di variazioni entro fine anno. (dati Siope). Numeri che rendono difficile orientarsi a chi non ha familiarità con la contabilità pubblica. Nel triennio in corso è stato adottato un piano di riequilibrio per sanare i conti che comprende: una gestione più attenta delle entrate tributarie (IMU, TARI, IRPEF); un piano di recupero crediti, che ha prodotto un ritorno di oltre 22 milioni di euro; interventi di contenimento della spesa, soprattutto per energia elettrica e servizi esternalizzati; un processo di valorizzazione del patrimonio comunale, con la dismissione degli immobili non strategici. A giugno il disavanzo è passato da 12,55 a 8,47 milioni di euro. Ora si va in aula già sapendo un risultato scontato.


