
Una foto. Una cena. Un tavolo apparecchiato a casa di Geppino De Santis, dove tra i commensali vi era il consigliere regionale leghista Massimo Grimaldi. A tavola ecco che spunta il sindaco Lorenzo Di Iorio. Nulla di illegale. Nulla di clamoroso, sulla carta. Ma la politica non vive di carte. Vive di segnali. E quella foto, nel momento in cui viene fatta girare, un segnale lo manda.
È strana perché arriva subito dopo una campagna elettorale in cui Di Iorio ha sostenuto apertamente Gennaro Oliviero e Maria Sorbo, nella lista “A testa alta”, espressione diretta dell’area del governatore De Luca. Una scelta chiara. Esposta. Rivendicata. E allora perché oggi mostrare un’altra scena, un altro perimetro, un altro clima politico?
La domanda vera non è dove e con chi si è cenato. È perché quella cena diventa pubblica. E soprattutto se è un segnale, per chi?
Sessa è a ridosso del passaggio più delicato, il bilancio. Che arriva insieme alla richiesta di rimpasto di giunta. Dopo, la partita cambia. Prima, ogni voto pesa come un macigno. Dalle fila olivieriane la richiesta è ormai chiara: ingresso in giunta e delega da vicesindaco per Ciro Marcigliano, uomo di fiducia di Oliviero. Non è più una voce. È una richiesta politica esplicita.
Ma su quello stesso posto guarda anche il gruppo di Antonio Fusco. Un gruppo che nasce in minoranza ma che nei fatti è maggioranza. Ed è proprio Fusco ad aver limitato i danni alle ultime Regionali. Ha portato voti pesanti a Sorbo, sua cognata, e a Oliviero. Se avesse mantenuto la linea iniziale, quella del sostegno a Giovanni Iovino, neo eletto consigliere regionale di Cellole, con molta probabilità Oliviero a Sessa sarebbe stato superato. I numeri parlano chiaro. Iovino ha raccolto quasi 1300 voti in città. Un risultato enorme. Secondo solo a Oliviero.
Fusco oggi non nasconde il malumore. Dice che gli è stato chiesto di stare buono. Ma a tempo determinato. Una calma con la scadenza segnata. Il bilancio è vicino. E con il bilancio arriva anche il conto dell’attesa. Tradotto: adesso silenzio. Poi si vedrà. In politica, promesse così hanno sempre vita breve.
Anche Fusco punta al ruolo di vicesindaco. Per il suo gruppo o per sé. Lo schema è chiaro: dimissioni dal consiglio comunale, ingresso in giunta, e in aula entrerebbe Silvio Cioffi, primo dei non eletti e uomo di fiducia. Un’operazione lineare. Ma con un prezzo alto. Il sacrificio dell’attuale vicesindaco Italo Calenzo, figura fortemente voluta da Di Iorio e sponsorizzata anche dai consiglieri di centrodestra Francesco Gagliardo e Francesco Brasile.
Nel frattempo il sindaco prende tempo. Rassicura. Dice che il rimpasto si farà dopo il bilancio. Prima no. Prima tutto diventa leva, pressione, scambio. Dopo c’è più margine per tenere insieme i pezzi. Una strategia comprensibile. Ma fragile.
Resta aperto anche il nodo dell’assessore al bilancio Antonio D’Itri, area Basilio Vernile, che secondo più voci non sarebbe così convinto di votare il documento contabile. Un altro fronte. Un’altra incognita.
E allora quella foto, scattata con il consigliere regionale leghista Grimaldi, smette di essere una semplice immagine conviviale. Diventa un messaggio politico. Forse un avvertimento. Forse un modo per dire: “non sono legato a nessuno. Continuo a parlare con tutti. Anche con il centrodestra. Anche con mondi diversi da quelli sostenuti alle Regionali”. E allora quella foto parla. Sì, parla. Parla e dice tanto. Bisogna solo saperla interpretare.



