
Adolfo De Petra propone di far celebrare una messa “Per ricordare Benito Lauretano non solo nella sua morte, ma anche per quanto accaduto dopo, in un momento di riflessione, preghiera e affidamento a Dio dell’intera comunità.”
È esplosa sul web una vera e propria ondata di indignazione: centinaia di messaggi stanno circolando in seguito alla decisione del Questore di non autorizzare la celebrazione dei funerali di Benito Lauretano. Una scelta che ha lasciato sgomenti i cittadini di Sessa e dell’intero territorio, che conoscevano Benito come un uomo d’altri tempi, perbene e rispettoso. Incredulità, rabbia e dolore si intrecciano soprattutto nelle parole della figlia, Ernestina, che non intende fermarsi. “Chiederò giustizia per mio padre in tutte le sedi opportune, affinché chi ha permesso tutto questo si assuma le proprie responsabilità. Lo devo a papà. Lo devo alla sua memoria. Lo devo alla verità”, afferma con determinazione. Per Ernestina quanto accaduto rappresenta un vero e proprio “abuso di potere”: “Non meritava l’abbandono delle istituzioni del suo paese. Questa storia non finisce qui”. Nel suo racconto emergono rabbia e sofferenza, ma anche la ferma volontà di difendere la dignità del padre: “Mio padre non era mafioso. Era solo un uomo perbene. E non meritava altro dolore oltre alla morte”. La figlia ricostruisce con precisione ogni tentativo fatto per garantire al padre un ultimo saluto umano e dignitoso: “Ho chiamato il Sindaco, che conosceva benissimo mio padre e la sua storia. In un primo momento ha detto che avrebbe provato ad aiutare. Il giorno dopo si è negato, non ha più risposto né a me né a chi, con dignità, chiedeva solo una cosa: assumersi la responsabilità di permettere un funerale. Questo comportamento è inaccettabile”. Pur ammettendo di non conoscere nel dettaglio le procedure normative, Ernestina è convinta che da parte delle istituzioni ci sia stato un atteggiamento arrivando a parlare apertamente di “codardia istituzionale”. La morte di un lavoratore onesto, rispettoso e stimato ha così lasciato dietro di sé una lunga scia di polemiche che non accennano a placarsi. Lo dimostrano i numerosi messaggi di solidarietà ricevuti dalla famiglia: “Avrebbero dovuto vietare i funerali ai criminali, non a una brava persona che non c’entra nulla con queste dinamiche. È stata un’ingiustizia”. Scrivono sul web “Il volto ottuso e crudele della burocrazia. Una vicenda kafkiana che oltraggia la memoria di un uomo buono, mite ed educato”. Ancora “Sono basita e indignata. Un gesto ignobile. Contro queste ingiustizie bisogna battersi”. Il dolore di una figlia e della sua famiglia sembra dunque destinato a continuare. Ma anche la loro determinazione: “Chiederò giustizia per mio padre”. Intanto si susseguono le iniziative delle persone a favore della famiglia come la proposta del Presidente del Parco Adolfo De Petra di far celebrare una messa in memoria dello sfortunato non solo nella morte ma di quanto accaduto soprattutto anche nel post mortem a Benito Lauretano. “Sento il dovere di fare una riflessione comune e spero condivisa: A seguito della decisione assunta per motivi di ordine pubblico dalle forze di polizia, in una vicenda ormai nota e non pienamente condivisa dalla comunità, ritengo doveroso avanzare una proposta di raccoglimento e preghiera. Propongo l’organizzazione di una Santa Messa a suffragio, in occasione dell’ottavario, da celebrarsi in Cattedrale o in altra Chiesa di Sessa , affinché chi lo desidera possa unirsi nella preghiera per l’anima del caro Benito. Sarebbe un gesto di fede, di rispetto e di consolazione per la famiglia e per l’intera comunità, che chiede soltanto di affidare a Dio, con dignità e spiritualità, una persona che ha vissuto nella fede cristiana.”



