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SESSA AURUNCA- Mons. Nogaro il vescovo anticamorra  che il popolo sessano non ha mai dimenticato. Venerdì 16 pomeriggio messa in suffragio in cattedrale

4 mesi fa
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Venerdì 16 dicembre , alle ore 18.00, nella Basilica Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo in Sessa Aurunca, sarà celebrata la Santa Messa in suffragio di S.E. Mons. Raffaele Nogaro, già Vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca. La liturgia sarà presieduta dal Vescovo S.E. Mons. Giacomo Cirulli.

Il rito funebre domani mattina ore 10.00 sarà officiato dal cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia. Proclamato il lutto cittadino. Sui social l’omaggio di Saviano, Zanotelli, Bertinotti

LA SUA VITA

La storia di Raffaele Nogaro attraversa decenni cruciali della Chiesa e della società italiana, intrecciando fede, impegno civile e una costante attenzione agli ultimi. Nato a Gradisca, in Friuli, Nogaro viene ordinato sacerdote nel 1958, in un’epoca di profondi cambiamenti ecclesiali e sociali. Fin dagli inizi del suo ministero emerge una sensibilità particolare verso le questioni sociali, che segnerà in modo indelebile tutto il suo percorso. La svolta episcopale arriva nel 1982, quando papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Sessa Aurunca. In quel contesto difficile, Nogaro sperimenta una Chiesa chiamata a misurarsi con povertà, disuguaglianze e presenza criminale. Otto anni più tardi, nel 1990, viene trasferito alla diocesi di Caserta, dove fa il suo ingresso il 16 dicembre. È qui che il suo nome diventa, per molti, sinonimo di una Chiesa schierata, capace di esporsi senza ambiguità. Alla guida della diocesi casertana fino al 2009, Nogaro sceglie uno stile pastorale diretto, spesso scomodo, sempre coerente con il Vangelo. Anche dopo il pensionamento, una volta divenuto vescovo emerito, decide di restare a Caserta, continuando a vivere accanto alla sua comunità e a partecipare attivamente al dibattito pubblico. La Reggia fa da sfondo a una presenza discreta ma costante, che non rinuncia a prendere posizione. Definito più volte un vescovo “di frontiera”, Nogaro ha condotto una battaglia senza compromessi contro la camorra, indicandola come uno degli ostacoli principali allo sviluppo umano e sociale della Campania. Le sue denunce pubbliche non si sono mai limitate alla condanna morale, ma hanno chiamato in causa responsabilità politiche e culturali, invitando a un cambiamento strutturale profondo. Accanto alla lotta alla criminalità organizzata, il suo impegno si è esteso all’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come dimensione ordinaria della vita cristiana. In questa prospettiva si inserisce il lavoro svolto all’interno della Commissione ecclesiale per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana, dove Nogaro ha continuato a promuovere una cultura dell’incontro e dell’integrazione. Non meno significativa è stata la sua attenzione ai temi ambientali. Dalla battaglia per la bonifica dell’area di Lo Uttaro alla richiesta di chiusura delle cave dei Monti Tifatini, Nogaro ha sostenuto le istanze di cittadini e comitati, interpretando la difesa del territorio come parte integrante della tutela della dignità umana. Convinto pacifista, ha sempre manifestato una netta opposizione alla guerra, arrivando a esprimere giudizi durissimi sulle scelte politiche in ambito militare. Celebre la sua presa di posizione contro l’intervento italiano in Afghanistan, che lo portò a evocare la scomunica per i parlamentari favorevoli al conflitto. Nel 2000, questo impegno gli è valso il Premio per la Pace e i Diritti Umani della Regione Campania, condiviso con figure di rilievo mondiale come Nelson Mandela e Daisaku Ikeda. Negli anni più recenti, Nogaro ha continuato a esporsi sul fronte pacifista internazionale, aderendo alla rete dei “preti contro il genocidio” in Palestina e assumendo una posizione autonoma e critica rispetto alla prudenza diplomatica del Vaticano sul conflitto di Gaza. Un posto centrale nella sua testimonianza è occupato anche dalla memoria di don Peppe Diana, il sacerdote assassinato dalla camorra nel 1994. Nogaro ne ha sostenuto con forza la causa di canonizzazione, definendolo un “martire della libertà” e vedendo in quel riconoscimento non solo un atto religioso, ma una scelta profetica e coraggiosa della Chiesa contro ogni forma di compromesso con il male. La figura di Raffaele Nogaro resta così quella di un pastore che ha scelto di non separare mai la fede dalla storia, la preghiera dall’impegno, la parola evangelica dalla responsabilità civile.

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