
La storia dell’ambulatorio di medicina del dolore del Distretto 14 di Teano è l’ennesima dimostrazione di una gestione Asl distante dal territorio e dai bisogni reali dei cittadini. Una decisione maturata nel silenzio, con il trasferimento della dottoressa che garantiva il servizio, e quindi con la chiusura di fatto dell’ambulatorio. Nessuna comunicazione preventiva. Nessun confronto. Solo un atto amministrativo che avrebbe lasciato senza assistenza pazienti oncologici e persone affette da patologie croniche dolorose in sedici comuni del distretto. Il putiferio è scoppiato solo quando la notizia è stata resa pubblica dalla stampa. Quella libera. Quella che l’Asl ha provato ad escludere dalla mail list per i comunicati, salvo poi reinserirla per accusarla, in maniera anonima, di allarmismo. Un’accusa grave e fuori luogo, perché proprio quell’“allarme” ha impedito che l’ennesimo servizio sanitario venisse cancellato nel silenzio generale. Senza articoli, senza denunce pubbliche, oggi l’ambulatorio sarebbe probabilmente già chiuso. La pressione mediatica ha costretto la politica a intervenire. Prima il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Raffaele Aveta, che pare facendo addirittura intervenire il governatore Roberto Fico. Segnali chiari di una vicenda che aveva superato ogni limite di tollerabilità. In questo contesto si inserisce l’intervento del consigliere regionale di Cellole Giovanni Iovino, che ha avuto un ruolo determinante nel chiarire la situazione e nel bloccare una scelta sbagliata. Iovino si è attivato già nella giornata precedente, contattando direttamente il direttore sanitario Domenico Perri per ottenere risposte immediate. “Ho ritenuto necessario intervenire immediatamente dopo aver appreso delle difficoltà nell’erogazione delle prestazioni dell’ambulatorio. Il servizio è fondamentale per i pazienti oncologici e per chi soffre di patologie croniche dolorose e va garantito senza interruzioni”, ha dichiarato. Un passaggio netto, che smentisce nei fatti la leggerezza con cui l’Asl aveva trattato la vicenda. Iovino ha poi aggiunto: “Il dialogo con il direttore sanitario Perri è stato costruttivo e ci ha permesso di confermare la volontà di mantenere l’ambulatorio attivo, tutelando così il diritto alla salute dei cittadini del territorio”. Parole che arrivano dopo giorni di tensione e che confermano come la decisione iniziale fosse tutt’altro che condivisa o inevitabile. Il consigliere regionale ha infine assicurato che continuerà a seguire la vicenda: “Continuerò a monitorare la situazione affinché l’ambulatorio di terapia del dolore possa operare pienamente e senza ulteriori criticità”. Oggi si dice che l’ambulatorio resterà aperto. Almeno per ora e l’asl ha scongiurato, anche in questo caso, almeno per ora, l’intervento delle tv nazionali previste per questa mattina. Ma il punto resta uno solo. Se la stampa non avesse fatto il proprio lavoro, se i giornalisti non avessero raccontato ciò che stava accadendo, la politica non sarebbe intervenuta e l’Asl avrebbe portato a termine la sua scelta senza ostacoli. Questa vicenda segna uno spartiacque. La gestione dell’Asl, abituata a decidere senza rendere conto, ha trovato un limite. E quel limite si chiama informazione e responsabilità istituzionale. Ora servono atti concreti. A partire dall’annullamento definitivo del trasferimento della dottoressa. Perché la salute non può dipendere dal clamore mediatico, ma da scelte corrette fin dall’inizio.



