
Il Punto Nascita dell’ospedale “San Rocco” di Sessa Aurunca non fu chiuso per colpa della denatalità, ma per una precisa e sistematica migrazione dei parti verso le cliniche private convenzionate. È quanto emerge da un dossier dettagliato, redatto dall’associazione “San Rocco Bene Comune”, che incrocia i dati anagrafici del Comune di Sessa con quelli sanitari dell’ASL di Caserta negli ultimi vent’anni. I numeri parlano chiaro: mentre le culle nel presidio pubblico si svuotavano, quelle di Villa Fiorita a Capua e di Pineta Grande a Castel Volturno si riempivano vertiginosamente, spesso con gli stessi bambini che avrebbero dovuto nascere a Sessa Aurunca. L’analisi mostra un “effetto forbice” impressionante: dal 2004 al 2024, ogni volta che calava la percentuale di nati al San Rocco, saliva quella dei nati a Capua. Il picco dell’assurdo si è toccato nel 2023, quando i nati sessani a Villa Fiorita (40) hanno superato quelli nati nell’ospedale della propria città (37). Eppure, i cittadini il San Rocco lo hanno scelto eccome quando sono stati costretti: durante il biennio del Covid, con gli spostamenti limitati, le nascite in ospedale erano tornate a salire sensibilmente, a dimostrazione che il bacino d’utenza esiste ed è vivo. Ma appena l’emergenza è finita, il flusso verso il privato è ripartito più forte di prima, sostenuto da una programmazione regionale che ha continuato a finanziare le cliniche private mentre il pubblico andava in affanno. Il paradosso è anche economico e strutturale. Tra il 2018 e il 2021, l’ASL di Caserta ha speso oltre 1,2 milioni di euro per ristrutturare e modernizzare il reparto di Ginecologia di Sessa Aurunca. Soldi pubblici investiti per creare un reparto d’eccellenza che oggi rischia di restare un guscio vuoto perché le convenzioni private “drenano” le partorienti altrove. A questo si aggiunge la fuga verso Formia, che rappresenta un danno economico secco per le casse della Regione Campania a favore del Lazio. Oggi la battaglia si è spostata nelle aule di tribunale. Il TAR Campania ha recentemente sospeso la chiusura del punto nascita, definendo Sessa Aurunca e l’alto casertano come “zone disagiate” dove la salute non può essere calcolata solo in base ai numeri. La proposta che emerge dal dossier dell’associazione “San Rocco Bene Comune” è netta: per salvare il San Rocco non servono miracoli, ma una revisione immediata dei budget assegnati ai privati. Solo togliendo il regime di “concorrenza sleale” e rimettendo al centro il servizio pubblico si potrà garantire alle mamme del territorio il diritto di partorire nella propria città in totale sicurezza.
ECCO IL REPORT



