Per oltre vent’anni, a Pignataro Maggiore si è alimentata una narrazione seducente, quasi mitologica: quella di vivere nel migliore dei paesi possibili. Una costruzione collettiva, frutto di un’illusione diffusa e sostenuta da una propaganda politica ininterrotta, che ha trasformato ogni stagione amministrativa in una campagna elettorale permanente. Oggi, però, basta guardarsi intorno per rendersi conto che quel paese esiste solo nella propaganda politica. La realtà racconta tutt’altro. Pignataro ha una delle tariffe sui rifiuti più alte d’Italia. Un’imposizione fiscale che pesa in modo insostenibile. Il centro storico è fatiscente. La dinamica demografica è negativa: negli ultimi vent’anni Pignataro ha perso oltre 800 abitanti. Il patrimonio pubblico è in condizioni critiche: edifici comunali fatiscenti, strutture abbandonate, degrado crescente. Neppure il cimitero è risparmiato, in un luogo che dovrebbe rappresentare memoria e rispetto. Un tempo c’era un presidio di giustizia come il giudice di pace. Oggi resta solo un edificio pericolante. Le scuole versano in condizioni precarie. Sul piano economico, la desertificazione industriale è ormai un dato di fatto: realtà come Chimica Fiore, Siltal, Nuroll e altre hanno chiuso i battenti, lasciando vuoti produttivi e comunità impoverite. Alcune opere hanno una durata biblica, cantieri perenni che sembrano progettati per non finire mai. La gestione dell’ambiente e del territorio è lasciata all’improvvisazione. Chiudono fabbriche, si svuotano capannoni, e mentre accade tutto questo si stanno per riempire i serbatoi di metano della SNAM. Prima le attenzioni dei mercanti di gas e di rifiuti erano riservate solo all’area industriale; adesso invece vogliono installare una centrale a biometano nel polmone verde del paese, in località Cauciano, a 700 metri in linea d’aria dalla piazza. I beni confiscati alla criminalità organizzata sono diventati l’ennesima occasione mancata. Il bene di via Conte, ridotto oggi a rudere, è il simbolo di questo fallimento. Anche sul piano del controllo del territorio, la situazione non è all’altezza. Nonostante l’installazione di sistemi di videosorveglianza, le periferie sono invase da microdiscariche. Segni evidenti di una vigilanza insufficiente e di un degrado che avanza. Non serve aggiungere altro. Serve prendere atto. E decidere se continuare a credere in un paese immaginario o cominciare, finalmente, a cambiarlo.

PIGNATARO MAGGIORE – Dalla propaganda alla realtà: tasse record, spopolamento, degrado urbano e scelte ambientali contestate
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