Oggi: 02 Set, 2026
Oliviero Casale La Strategia UE sull’equità intergenerazionale. Quando il futuro diventa criterio di governo
Oliviero Casale La Strategia UE sull’equità intergenerazionale. Quando il futuro diventa criterio di governo

La Strategia UE sull’equità intergenerazionale. Quando il futuro diventa criterio di governo.

6 mesi fa

0:00

di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle del Garigliano

Negli ultimi mesi, anche nel dibattito italiano, sta emergendo una consapevolezza che finora è rimasta spesso sullo sfondo. Le politiche pubbliche non possono essere valutate soltanto per ciò che producono nel breve periodo, ma per l’eredità che costruiscono. Nel mio precedente contributo sulla Valutazione di Impatto Generazionale ho insistito su questo punto. Portare il tempo lungo dentro i processi decisionali non è un tecnicismo. È un cambio di paradigma istituzionale. Significa riconoscere che il futuro è un portatore di interessi, anche se non ha voce, non vota e non esercita pressione.

È interessante osservare come la Commissione europea, quasi in parallelo, abbia pubblicato la Strategy on Intergenerational Fairness. Il documento prova a trasformare quella stessa intuizione in una cornice continentale. Non propone un manifesto etico. Propone criteri e strumenti per rendere la responsabilità verso le generazioni future più misurabile, più governabile e più integrata nell’insieme delle politiche europee.

Perché l’Unione europea interviene adesso

La Strategia parte da una constatazione. Nei prossimi anni opportunità e rischi non si distribuiranno in modo neutrale. Quattro grandi forze stanno comprimendo i margini di scelta delle istituzioni e influenzano direttamente l’equità tra generazioni.

La prima è la demografia. L’invecchiamento modifica gli equilibri tra lavoro, welfare, salute e cura. Non è soltanto un tema legato alla terza età. È una trasformazione strutturale della società.

La seconda è il clima, insieme alla crisi della natura. La non azione scarica costi crescenti nel futuro e questi costi si manifestano come fragilità economiche, sociali e territoriali.

La terza è il digitale, inclusa l’intelligenza artificiale. La velocità della trasformazione può amplificare disuguaglianze di accesso, competenze e potere informativo, con effetti diretti anche sulla qualità democratica.

La quarta è la geopolitica. Instabilità, energia, filiere e sicurezza ridisegnano l’orizzonte di sostenibilità e continuità delle scelte pubbliche.

Su questo impianto la Commissione compie un’operazione politica precisa. Definisce l’equità intergenerazionale come condizione di resilienza. Se non si integra la dimensione temporale nelle decisioni, il sistema diventa reattivo, fragile, incapace di prevenire.

Che cosa intende l’UE per equità intergenerazionale

Un merito del documento è evitare lo schema giovani contro anziani. La Commissione insiste su un approccio basato sull’intero ciclo di vita. La giustizia tra generazioni riguarda infanzia, adolescenza, età adulta e anzianità. Conta il modo in cui le politiche distribuiscono opportunità e rischi in ciascuna fase.

C’è poi un secondo livello. L’equità intergenerazionale non coincide con l’età. Si intreccia con genere, condizione socio economica, disabilità e provenienza territoriale. Il testo riconosce che lo svantaggio si accumula nel tempo e spesso si trasmette. Chi parte più indietro eredita meno capitale economico, educativo e relazionale e subisce di più gli shock.

Infine la Strategia lega la fairness a un concetto pratico. Le opportunità devono essere reali. Non basta non fare danni al futuro. Occorre evitare che casa, lavoro, salute, competenze e partecipazione diventino beni accessibili solo a chi nasce nel posto giusto o nella famiglia giusta.

Il cuore della Strategia. Un contratto intergenerazionale in tre pilastri

La Commissione sintetizza la sua proposta in un contratto sociale articolato in tre assi. È qui che si capisce se il documento è soltanto comunicazione o prova a incidere sulle pratiche.

Il primo asse è il fair policymaking. L’obiettivo è mettere il futuro dentro la macchina pubblica. Il documento propone di rafforzare futures literacy nelle amministrazioni e di potenziare lo strategic foresight, anche con strumenti che aiutino a bilanciare effetti nel tempo. Prevede inoltre l’applicazione sistematica dello Youth Check e dialoghi strutturati con i giovani sulle iniziative politiche più rilevanti. Aggiunge un lavoro etico su futuri digitali equi e una roadmap sulla longevità, per ripensare opportunità e protezioni in una società dove si vive più a lungo.

Il secondo asse è il fair opportunities. Qui la Strategia si fa più concreta. Richiama transizione scuola lavoro, competenze, salute mentale e disuguaglianze. Evidenzia anche un nodo che in Europa è ormai strutturale. L’accessibilità dell’abitare.

C’è inoltre un passaggio politicamente non banale. La Commissione richiama il ruolo delle disuguaglianze di ricchezza e della trasmissione ereditaria nel determinare le opportunità. Non entra in ricette fiscali. Ma porta il tema dentro il perimetro della fairness. Se il capitale si concentra e si eredita, l’ascensore sociale si blocca e la disuguaglianza diventa intergenerazionale in senso letterale.

Sul piano operativo l’annuncio più rilevante è la costruzione di un Intergenerational Fairness Index. È una promessa impegnativa. Un indice serio può orientare l’agenda e rendere comparabili scelte e risultati. Un indice debole può ridursi a un esercizio cosmetico. La partita si giocherà su metriche, pesi e qualità dei dati.

Il terzo asse è il fair places. L’equità non riguarda solo chi sei, riguarda anche dove vivi. La Strategia parla di comunità, spazi pubblici, mobilità, cultura, sport e rigenerazione. Sono infrastrutture sociali che tengono insieme generazioni diverse e riducono isolamento e divari territoriali.

Questo punto dialoga bene con la prospettiva dei beni comuni. Luoghi e servizi non sono uno sfondo neutro. Sono condizioni materiali perché i diritti siano esercitabili. Se i territori si svuotano o si polarizzano, l’ingiustizia si territorializza e poi tende a diventare normale, quasi inevitabile.

Punti di forza e limiti. La vera domanda è l’implementazione

La Strategia ha almeno tre punti di forza.

  • Non crea un settore separato. L’obiettivo è integrare la fairness nelle politiche e nei programmi esistenti, inclusi strumenti di programmazione e governance.
  • Insiste su strumenti e procedure. Foresight, Youth Check, etica del digitale, roadmap sulla longevità. Non è soltanto narrativa.
  • Promette misurazione attraverso l’indice. Se ben costruito può diventare leva di accountability.

I rischi non sono marginali. Molte iniziative hanno un profilo di soft law. Forum, compendi di buone pratiche, campagne e partenariati sono utili ma non sempre trasformativi. Il successo dipenderà dalla capacità di collegare l’equità intergenerazionale a scelte più dure. Programmazione, spesa, criteri di valutazione e priorità. Inoltre il documento non affronta fino in fondo alcuni trade off classici, come quelli tra sostenibilità fiscale, investimenti e protezione sociale. Non è realistico pretendere che li risolva in poche pagine, ma senza renderli più espliciti resta il rischio che la fairness rimanga un principio poco conflittuale.

Che cosa significa per l’Italia. Dalla premessa allo snodo operativo

Qui il collegamento con la VIG torna utile senza sovrapporsi. Se la Strategia UE prova a rendere il futuro un criterio di governo, con processo, opportunità e territori, strumenti nazionali come la Valutazione di Impatto Generazionale, quando sono robusti, possono diventare uno snodo operativo tra quella cornice e le scelte interne. Il punto non è replicare una formula. Il punto è rendere credibile la responsabilità verso il futuro dentro la qualità della decisione pubblica.

Perché funzioni servono tre condizioni, valide a livello europeo e italiano. Serve capacità tecnica, quindi dati, metodi e competenze nelle amministrazioni. Serve indipendenza e trasparenza, altrimenti la valutazione si riduce a un rito. Serve partecipazione informata, senza trasformare il coinvolgimento in un esercizio formale.

In definitiva la Strategy on Intergenerational Fairness non è una soluzione definitiva. È un segnale politico rilevante. L’Europa dice che il futuro non è un capitolo accessorio. È un parametro. La domanda aperta riguarda tutti noi, istituzioni e cittadinanza. Saremo capaci di trattare davvero il futuro per ciò che è, un bene comune tra generazioni.

Fonte. Commissione europea, Strategy on Intergenerational Fairness.

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Testata del gruppo:

panorama editori