
C’è un passaggio nel nuovo indirizzo della Provincia di Caserta che potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola per il futuro del territorio. Il presidente della provincia, Anacleto Colombiano, ha tracciato una linea molto chiara: per autorizzare nuovi impianti di trattamento rifiuti non basterà più la semplice “regola” urbanistica. D’ora in poi peseranno la storia di un luogo, la pressione ambientale già esistente, le bonifiche mai fatte e persino i dati sanitari della popolazione. Un segnale politico forte che sembra andare in una direzione precisa, “basta aree di sacrificio”. Se queste regole verranno applicate davvero, è impossibile non pensare a Sessa Aurunca. Qui l’ambiente non è una parola vuota, ma una ferita aperta che parla della centrale nucleare del Garigliano e delle discariche di la Selva e Cotoniera, giganti che aspettano ancora bonifiche vere. In questo scenario già saturo, si inserisce il progetto di un grande impianto per rifiuti tessili in località Quintola, proprio al confine con Cellole. Un’iniziativa dalle dimensioni imponenti di cui, stranamente, si parla pochissimo. Finora solo officina0823 e il collega giornalista Salvatore Minieri ha provato a rompere il muro di gomma, sollevando dubbi su un’operazione che qualcuno sembra voler tenere lontano dai riflettori. I numeri che circolano sull’impianto non sono affatto marginali, si parla di volumi di trattamento altissimi, capaci di equiparare l’area a siti industriali di ben altro impatto. Ed è qui che il nuovo piano provinciale diventa uno strumento decisivo. Richiamare i dati epidemiologici e l’incidenza delle malattie oncologiche significa dare voce a un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di salute. Il Piano provinciale è alle battute finali e sarà il momento della verità. Capiremo se i criteri di Colombiano resteranno una bella intenzione sulla carta o se diventeranno il lucchetto per evitare che in zone già martoriate si continui ad aggiungere altro fango al fango. La domanda per Sessa Aurunca è semplice: “dopo decenni di servitù ambientali, è arrivato il momento di cambiare rotta o dobbiamo rassegnarci a essere, ancora una volta, la pattumiera della provincia?“



