L’addio di Rachele Miraglia alla guida cittadina di Fratelli d’Italia di Mondragone, non è affatto un fulmine a ciel sereno, ma la cronaca di un naufragio annunciato che ricalca, con una precisione quasi chirurgica, quanto già accaduto anni fa a Mina Iazzetta. Due donne diverse, eppure unite dallo stesso destino, essere state il motore del partito quando navigava nelle acque agitate dell’opposizione, per poi ritrovarsi isolate e costrette alla resa quando la sigla di Giorgia Meloni è diventata la prima forza del Paese. È l’amara realtà di un movimento che a Mondragone, così come in tutta la provincia di Caserta, sembra preferire la gestione di piccole rendite di posizione alla crescita reale basata sul carisma e sul consenso. Mi chiedo come si possa ignorare la forza di due donne che, al di là di idee politiche che sento lontane dalle mie, hanno rappresentato l’anima pulsante di una destra che voleva essere alternativa. La risposta, purtroppo, va cercata nei palazzi romani e nei salotti casertani. È paradossale che un partito guidato dalla prima donna Premier della storia italiana permetta che le sue dirigenti locali vengano sistematicamente “lasciate sole” davanti alle manovre di corridoio. Il sospetto è che le dimissioni di Rachele siano state pilotate dai parlamentari casertani, più preoccupati di blindare i propri spazi che di costruire un partito radicato. D’altronde, la gestione provinciale brilla per assenza di incisività. Penso alla senatrice Giovanna Petrenga, figura che attraversa le ere politiche dai tempi di Nicola Cosentino senza aver mai lasciato un segno tangibile in Terra di Lavoro. Si dice che la Meloni la chiami “zia Giovanna”, e forse è proprio questo legame a garantirle un posto blindato, visto che sul territorio la sua voce si alza solo per comporre le liste. E che dire del coordinatore provinciale Girolamo Cangiano, detto Gimmy? Di lui si legge spesso, ma più sulle riviste di cronaca rosa che nei verbali delle grandi battaglie per la nostra provincia. I risultati parlano chiaro, alle provinciali l’unico successo è arrivato con Andrea De Filippo, sindaco di Maddaloni, espressione del consigliere regionale Enzo Santangelo. Due “new entry” che nulla hanno a che spartire con la cerchia storica di Cangiano. Eppure, nonostante avessero contro il partito cittadino, sono gli unici che hanno fatto il risultato, unico e primo eletto. Un partito che si rispetti avrebbe dovuto andare da De Filippo e Santangelo con il capo cosparso di cenere e dire: “Ora pensateci voi a dare linfa vitale a Fratelli d’Italia in provincia di Caserta“. Mi viene in mente una storica frase del compianto Dante Cappello: “li voti li tieni?“. Invece, mentre Marco Cerreto resta un oggetto misterioso della politica nostrana, a Mondragone si preferisce imbarcare nuove leve piuttosto che difendere chi, come Rachele, ci aveva messo la faccia per anni. È la vittoria di una politica fatta di zero anima. Mina e Rachele le conosco, Mina è anche una collaboratrice attenta di officina0823 e, ribadisco, pur non condividendo le loro idee politiche, so la passione che mettono in ciò che fanno ed hanno avuto un solo torto, quello di credere in un progetto che a Caserta sembra aver smarrito la dignità del merito per piegarsi ai piccoli feudi personali. Da questo piccolo giornale di provincia, che scrive per passione e non per lucro, vorrei che un messaggio arrivasse dritto a Roma: “Care Giorgia e Arianna, non fidatevi di chi entra nelle vostre stanze senza bussare. Fatevi due conti numerici e mettete un freno a questa deriva. Soprattutto, quando incontrate donne come Rachele e Mina, che hanno passione e credono davvero nel progetto, sostenetele. Non lasciatele sole”.

EDITORIALE – Rachele e Mina, due donne, anni di passione, e un partito che le lascia sole: “care Giorgia e Arianna, guardate cosa succede a chi crede davvero in FdI a Caserta”
0:00
