
La Suprema Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla lunga vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’imprenditore Nicola Negro, la moglie e i figli, rendendo irrevocabile la confisca del loro imponente patrimonio. Con una sentenza che rigetta i ricorsi della famiglia, gli “ermellini” hanno confermato il provvedimento ablativo che risale al 2010, trasformando appartamenti, terreni e società del settore calzaturiero in beni definitivamente acquisiti dallo Stato. Nonostante i tentativi della difesa di dimostrare la provenienza lecita dei beni attraverso nuove perizie contabili e riferimenti a condoni fiscali, i giudici hanno stabilito che non sono emersi elementi di novità tali da ribaltare il verdetto. La decisione ribadisce un principio cardine: l’assoluzione in sede penale da alcune aggravanti non cancella la validità di una confisca basata sulla pericolosità sociale e sulla sproporzione economica accertata tra redditi dichiarati e ricchezze accumulate. Oltre alla perdita dei beni, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, sigillando così il destino di un impero economico costruito nel distretto di Marcianise.



