
La poltrona di vice del presidente Anacleto Colombiano è diventata il terreno di uno scontro politico che va ben oltre la semplice nomina istituzionale. Al centro del contendere c’è un patto pre-elettorale che oggi appare carta straccia. L’accordo prevedeva che il primo degli eletti nel centrodestra avrebbe ricoperto il ruolo di vicepresidente. Numeri alla mano, il vincitore indiscusso è Andrea De Filippo, sindaco di Maddaloni, che con oltre 6000 preferenze ha staccato tutti, posizionandosi in cima alla coalizione. Eppure, la sua strada verso la nomina è sbarrata da un paradosso politico tutto interno a Fratelli d’Italia. De Filippo, pur essendo il più votato, sconta la sua “non organicità” al cerchio magico del coordinatore provinciale Gimmy Cangiano. Sponsorizzato dal consigliere regionale Enzo Santangelo, anche lui “new entry” nel partito, il sindaco di Maddaloni rappresenta un’anima di Fratelli d’Italia che i vertici provinciali, da Cangiano a Petrenga fino a Cerreto, sembrano voler isolare. La colpa? Quella di aver vinto dove i candidati ufficiali del coordinatore hanno fallito, restando fuori dal consiglio. Il silenzio assordante del partito su De Filippo è la prova plastica di una gestione che preferisce la fedeltà interna al peso dei voti reali. In questo vuoto si è inserita con forza Forza Italia. Gli azzurri, forti di una superiorità numerica in consiglio, hanno rotto gli indugi chiedendo la vicepresidenza per Emilio Nuzzo, sindaco di San Felice a Cancello. Per Nuzzo si sta muovendo l’intera filiera del partito, da Caserta fino ai vertici regionali, ribaltando logiche e accordi della vigilia. Una pressione costante che mette a nudo la debolezza strategica di Fratelli d’Italia in terra di Lavoro. Mentre i dirigenti locali si arroccano nella gestione del simbolo, i voti migrano altrove, lasciando il partito nazionale a osservare una provincia dove il peso elettorale reale rischia di sparire sotto i colpi di veti incrociati e benedizioni mancate.



