Oggi: 03 Mag, 2026
carano e lauro
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SESSA AURUNCA – Carano e Lauro e quella “guerra santa” a colpi di luminarie e concertini, una sana rivalità tra vicini per onorare la Santa Matrona

1 giorno fa

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Due feste, due comunità, una storia comune. Da oggi il territorio di Sessa Aurunca entra ufficialmente nella stagione delle feste patronali, e ad aprire tutto è Carano, con la prima domenica di maggio. Sono tante le comunità che si impegnano con dedizione e amore per onorare il proprio Santo Patrono, ognuna con le sue tradizioni, i suoi riti, la sua identità. Oggi però ci vogliamo soffermare su quelle che danno il via a tutto, Carano e Lauro. È il Santuario di Carano, dedicato alla Madonna della Libera, ad aprire la stagione la prima domenica di maggio, richiamando fedeli e pellegrini da tutto il comprensorio. Una settimana dopo, la seconda domenica, tocca a Lauro e alla sua Madonna delle Grazie raccogliere la staffetta con la stessa intensità. Stessa devozione, stessa Madre di Dio, stesso orgoglio di campanile. C’è tra le due comunità qualcosa che non si nomina mai apertamente, e come potrebbe, trattandosi della fede, ma che tutti riconoscono e che, a ben guardare, è una cosa bellissima. Trattasi di una rivalità velata e sana, tutta giocata sul chi fa meglio, che da anni spinge entrambe le comunità a superare se stesse. La festa, però, non aspetta il giorno della processione per cominciare. Almeno un mese prima, i vicoli si trasformano. Si imbiancano i muri, si ripuliscono i cortili, si sistemano le facciate. C’è chi ridipinge il portone, chi strappa le erbacce tra i sampietrini, chi lava i gradini di pietra come se dovesse arrivare un ospite importante. E in fondo è proprio così, la statua della Madonna passa, e tutto deve essere degno del suo sguardo. Sui balconi, il giorno della processione, compaiono le coperte ricamate più belle, quelle custodite nei cassetti per le grandi occasioni, i tessuti antichi che le nonne hanno lasciato in eredità insieme alla fede. Il paese si veste a festa prima ancora che la banda suoni la prima nota. E poi ci sono le luminarie. Archi di luce, installazioni che trasformano i vicoli in corridoi luminosi, giochi cromatici che si vedono da lontano. Anche qui, quella spinta silenziosa a fare sempre un po’ meglio dell’anno scorso, e magari un po’ meglio dell’altra, si traduce in qualcosa di concreto e di bello, che alla fine arricchisce entrambe le feste e chi le vive. Le luminarie sono il biglietto da visita della comunità, il primo colpo d’occhio per chi arriva da fuori, e nessun comitato si presenta con qualcosa di meno del massimo che può permettersi. Lungo le vie principali si allungano le bancarelle: torroni, giocattoli, bigiotteria, e le immancabili noccioline che profumano di festa. La gente cammina, si ferma, compra, saluta. È lo struscio, quello vero, quello che non ha bisogno di spiegazioni per chi ci è cresciuto. E tra la folla si nota subito chi ha tirato fuori il vestito nuovo, perché alla festa patronale ci si presenta al meglio, con quello che si è comprato apposta per l’occasione, quasi un rito laico che si intreccia con quello sacro senza contraddirlo. Entrambe le feste sono tenute in vita da comitati che in molte altre realtà del territorio faticano a esistere, qui, invece, i giovani ci sono, gli adulti si impegnano, i fondi si raccolgono porta a porta tra il popolo. A Lauro in particolare i comitati sono permanenti, si alternano di anno in anno, e farne parte vale quanto ricoprire una carica pubblica. Il presidente del comitato è, nei fatti, il sindaco della festa. Ed è proprio questa energia, questo non voler essere da meno, che tiene vive le tradizioni e le rende ogni anno più belle di come erano. Il cuore di tutto è la processione domenicale. La statua della Santa Matrona percorre i vicoli del paese accompagnata da centinaia di persone, molte di esse con i grandi ceri accesi. Un corteo che si snoda lento fino al pomeriggio, tra i muri appena imbiancati e i balconi adornati con i tessuti più preziosi. Poi arriva il pranzo, quello vero, quello che si imbandisce solo per le persone più care, antipasti, primi, secondi, e infine i dolci che appartengono alla memoria di chi è nato in queste terre. A Carano la torta di mandorle, a Lauro la pizza dolce, un pan di Spagna ripieno di crema gialla e crema al cioccolato, dolci che sanno di festa, di nonne, di cose che non si cambiano. Le bande musicali accompagnano la giornata, soprattutto a Lauro, che di musicanti ne ha fatti una tradizione e quasi una vocazione territoriale. Ma il momento in cui quella spinta a fare meglio diventa più visibile arriva il martedì sera. Il cosiddetto “concertino”, il palco, l’artista, il nome che si porta in giro come un trofeo. Non è rivalità fine a se stessa, è il motore che ha portato, nel tempo, i migliori artisti del panorama nazionale su questi palchi. Carano è rimasta nella memoria collettiva per aver ospitato l’ultima esibizione pubblica di Mia Martini, morta nella notte seguente al concerto, un ricordo che porta con sé tutto il peso del tempo che passa e di quella voce che non c’è più. Lauro ha risposto negli anni con nomi altrettanto importanti. Quest’anno la sfida è aperta, come sempre. E come sempre, alla fine, a vincere saranno in due. Viva Carano. Viva Lauro. Viva la Madonna della Libera. Viva la Madonna delle Grazie.


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