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PERUGIA/CELLOLE – Casale rompe il silenzio: “ecco perché Dalma Migliorati mi ha accusato”

3 mesi fa

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A distanza di tre anni dall’inizio della vicenda giudiziaria che lo vede imputato presso il tribunale di Perugia, Pier Luigi Casale, comandante dei vigili municipali di Cellole, ha deciso di fornire la propria ricostruzione dei fatti, dopo essere stato sottoposto ieri all’escussione in qualità di imputato. Nell’udienza di ieri eravamo presenti i suoi avvocati difensori, l’avvocato Fiorentina Orefice e l’Avvocato Gennaro Ciero dello Studio Stellato . Casale ha scelto di rendere pubblici elementi che, a suo dire, erano stati presentati come certi senza il necessario riscontro processuale. Nel corso dell’udienza la difesa ha sentito come testimone il comandante della stazione carabinieri di Cellole, Lgt Palumbo, che all’epoca dei fatti comandava la stazione di Lauro di Sessa Aurunca e che venne incaricato dai colleghi di Perugia di effettuare un’ispezione sul veicolo di Casale, una Mercedes classe A, per verificare l’esistenza di eventuali danni compatibili con la testimonianza oculare raccolta nell’immediatezza dei fatti, secondo cui un’autovettura di grossa cilindrata di colore scuro, nero o blu, si sarebbe allontanata in retromarcia ad alta velocità impattando un muretto nel luogo dell’incendio. L’ispezione condotta da Palumbo ha riscontrato l’assenza totale di danni sul veicolo di Casale, un dato che secondo la difesa risulta incompatibile con la descrizione fornita dal testimone oculare, il quale aveva riferito di un soggetto con capelli scuri e di circa trent’anni alla guida dell’autovettura in fuga. Durante il dibattimento non sono state prodotte immagini di videosorveglianza che ritraessero Casale sul luogo dell’incendio, ma soltanto le immagini di un’auto vicina al posto, dalle quali non è stato possibile rilevare né la tipologia del veicolo né la targa. Tali immagini sono state ricondotte a una Mercedes classe A dal carabiniere Salerno Giorgio, che però non è stato in grado di fornire alcun elemento descrittivo ulteriore che potesse ricollegarla in modo certo all’auto di Casale, mentre soggetti terzi e periti tecnici non hanno saputo rilevare colore, dimensioni o caratteristiche della carrozzeria. Lo stesso testimone oculare, va sottolineato, non ha mai visto alcun soggetto incendiare materialmente l’auto della Migliorati, e i Vigili del Fuoco intervenuti sul posto non hanno indicato, nemmeno come mera possibilità tecnica, la natura dolosa dell’incendio, lasciando l’accertamento ai carabinieri intervenuti, i quali peraltro non hanno posto sotto sequestro le vetture incendiate per le verifiche tecniche, consentendone la rottamazione, né hanno sequestrato l’auto di Casale per verificare l’eventuale presenza di danni occulti. Durante il processo è emerso inoltre che i dati relativi alle celle telefoniche agganciate dal cellulare di Casale non permettono di collocarlo a Ripa di Perugia, e una testimone oculare ha dichiarato che quella notte Casale non sarebbe mai arrivato nella zona dove era parcheggiata la sua auto. Sul fronte delle dichiarazioni della presunta vittima, Dalma Migliorati, sono emerse diverse incongruenze: la donna ha negato l’esistenza di una relazione con Casale sia prima di maggio 2022 sia dopo novembre dello stesso anno, mentre il racconto secondo cui Casale sarebbe entrato il 3 marzo dalla finestra del suo appartamento è stato contraddetto da documenti e chat prodotti dallo stesso Casale, che attestano la consegna delle password del computer e delle chiavi di casa della Migliorati, chiavi riconosciute anche dal luogotenente Furiassi, escusso in dibattimento, grazie a un portachiavi a forma di cavatappi con la scritta Ichnusa visibile in un’immagine prodotta da Casale relativa a una conversazione WhatsApp. In una telefonata con il sindaco Di Leone, la Migliorati avrebbe più volte dichiarato che le era stato detto di accusare Casale, di non credere che fosse stato lui e di non avere alcuna paura nei suoi confronti, mentre il cambiamento delle proprie abitudini di vita sarebbe consistito unicamente nel fatto che la collega Augusta Ricciolinon avrebbe più voluto fare turno di pattuglia con lei dopo l’episodio dell’incendio. Casale ha inoltre prodotto un tabulato telefonico TIM dal quale risulterebbe che, dopo il 3 marzo 2023, erano la Migliorati e la Riccioli a contattare ripetutamente lui, e non viceversa come sostenuto dalle due donne, mentre dalla testimonianza del padre della Migliorati è emerso che fu lo stesso Casale a comunicargli di aver lasciato la figlia proprio il 3 marzo 2023. Nel corso del dibattimento non sono state prodotte minacce dirette o indirette da parte di Casale né prove relative a presunte violenze denunciate dalla Migliorati, che aveva anche dichiarato che, dopo averlo lasciato a novembre 2022, fu Casale a iscriverla su OnlyFans: a smentita di questa versione, Casale ha prodotto un’immagine datata che attesta l’iscrizione della Migliorati alla piattaforma già a ottobre 2022, oltre alla documentazione secondo cui la relazione si sarebbe interrotta a inizio dicembre 2022 per poi riprendere il 3 gennaio 2023, con un viaggio in Messico in occasione del compleanno di Casale. A sostegno della propria versione, Casale ha presentato anche messaggi relativi al festeggiamento congiunto, l’11 febbraio 2023, dei compleanni dei rispettivi genitori, e un messaggio vocale del 6 febbraio 2023 in cui Dalma si rivolgeva alla madre di Casale chiamandola “suocera”. La Migliorati avrebbe inoltre omesso di riferire di essere stata vittima di danneggiamenti e dispetti già a partire da ottobre 2022, episodio testimoniato dal carabiniere Sforza, oltre a un inseguimento subito insieme a Casale al ritorno dal Messico da parte di un certo Nicolò, descritto dalla stessa Dalma in un messaggio vocale come “un ex che aveva lasciato, e che aveva avuto cure psicologiche e che si appostava sotto casa sua”, senza mai negare l’episodio dell’inseguimento. Proprio su questo punto si è concentrato l’interrogatorio del giudice, che ha chiesto a Casale come si spiegasse il fatto di essere accusato dalla Migliorati nonostante le lettere d’amore, i messaggi e le rose inviate nel tempo: “Giudice io inviavo messaggi, lettere e rose a Dalma quando stavamo insieme. Ciò che non mi fa dormire la notte è perché Dalma ha negato i danneggiamenti, la nostra relazione e l’inseguimento e i messaggi minatori di tale Nicolò. Ma venendo alla sua domanda Giudice, Dalma ha indicato me perché mi deve circa 9.500 euro già accertati presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e di cui le inviai richiesta con pec il 6 marzo 2023 il giorno dopo averla lasciata. Per tale motivo mi minacciò e mi minacciò anche di denunciarmi per stalking se avessi ricontattato l’amante Brocatelli, con cui mi scusai, e se avessi proceduto per i soldi”, ha dichiarato Casale. Alla successiva domanda del giudice su quale vantaggio economico avrebbe potuto avere la Migliorati da un’eventuale condanna, Casale ha risposto: “Perché Giudice se lei mi condanna, Dalma è parte civile, può stabilire una provvisionale anche di 10.000 euro e Dalma ha pensato, non devo così più dare un centesimo a Pier Luigi”. Casale ha infine allegato la propria memoria difensiva, nella quale vengono riportate tutte le contraddizioni e i mancati accertamenti scientifici delle indagini, sostenendo di essere stato messo sotto processo solo per aver lasciato Dalma e per un esposto firmato da un certo Mazzella, che denunciava la Migliorati per aver indossato sui social una maglietta di tipo carnevalesco raffigurante l’uniforme dei carabinieri, episodio che secondo l’accusa avrebbe potuto causarle il licenziamento generando ansia. Una tesi però sconfessata dal Segretario Comunale del Comune di Trevi, dove la Migliorati risulta attualmente impiegata, che ha dichiarato di non essere mai stato informato dal Responsabile di Area di tale episodio e di non aver mai avviato alcun procedimento disciplinare nei confronti della donna.

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