La Corte dei Conti ha aperto un’istruttoria sul servizio idrico integrato in Campania, chiedendo chiarimenti formali alla Regione guidata da Roberto Fico su tariffe, gestori e affidamenti in tutto il territorio regionale. Al centro dell’attenzione della magistratura contabile c’è soprattutto la vicenda di Idrico Terra di Lavoro, la società che fino a pochi mesi fa gestiva il servizio nella provincia di Caserta e il cui bilancio 2024 certifica una perdita di oltre 255 milioni di euro, per la precisione 255.403.674 euro. Una voragine finanziaria che ha già portato la società davanti al tribunale fallimentare. La richiesta di chiarimenti, firmata dal magistrato della sezione regionale di controllo Domenico Cerqua, è stata inviata al presidente della Regione, all’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro e al presidente dell’Ente idrico campano Luca Mascolo. I punti su cui la Corte chiede risposte sono numerosi e riguardano l’intero sistema idrico regionale, non solo il caso casertano. Il primo nodo è quello delle tariffe: la magistratura vuole sapere quali criteri vengono usati per fissare i costi del servizio nei sette distretti in cui è suddiviso l’ambito unico regionale governato dall’Eic. Strettamente collegata è la questione della perequazione tariffaria, ovvero l’esistenza di un meccanismo che redistribuisca i costi più alti sostenuti in territori difficili, come le zone montane dell’Irpinia dove servono impianti di sollevamento dell’acqua, invece di lasciarli interamente a carico dei gestori locali e degli utenti di quelle aree. A undici anni dall’istituzione del modello regionale, secondo la Corte questo strumento ancora non esiste in forma compiuta. C’è poi il tema della tutela dei cittadini dagli aumenti in bolletta legati a inefficienze gestionali, e quello della copertura delle spese: la magistratura contabile parla apertamente di una violazione quasi costante delle norme in materia da parte di molti Comuni campani, situazione che rischia di sfociare in dichiarazioni di dissesto difficilmente reversibili. Viene richiesta attenzione anche sull’aggiornamento delle tariffe comunali, spesso ferme da anni, e sulla regolarità delle procedure di affidamento del servizio nei vari distretti. Su questo fronte la Corte cita esplicitamente tre situazioni critiche: oltre al caso Itl a Caserta, quello di Napoli, dove nel 2021 il capoluogo è stato separato dal resto del distretto lasciando aperta la questione della forma giuridica dell’azienda speciale Abc, e quello del Sarnese Vesuviano, dove Gori spa opera mentre l’ente d’ambito che ne deteneva la maggioranza è in liquidazione da anni. Infine la magistratura chiede una valutazione complessiva sulla sostenibilità economica dei gestori, per capire se siano in grado di garantire il servizio senza altre crisi finanziarie. La Regione e l’Eic hanno tempo fino al 14 settembre per rispondere con documentazione dettagliata su ciascuno di questi punti. Il dossier ha già acceso il dibattito politico, con l’opposizione e i comitati per l’acqua pubblica che accusano la maggioranza di centrosinistra di non avere ancora una strategia di lungo periodo per risolvere le criticità strutturali del sistema, nonostante il recente assestamento di bilancio abbia liberato risorse per investimenti nel settore.

CASERTA – Corte dei Conti accende i riflettori sul sistema idrico regionale, nel mirino il buco da 255 milioni di Itl
0:00
