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PIGNATARO MAGGIORE – Il piccolo nato in casa, il consigliere regionale Luca Trapanese: “Mattia non è un bambino abbandonato”

3 giorni fa

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Sulla vicenda del neonato di Pignataro Maggiore è intervenuto il consigliere regionale Luca Trapanese, padre adottivo di Bianca, la bambina con la sindrome di Down lasciata in ospedale dai genitori biologici. Il piccolo, che i medici hanno chiamato Mattia, è nato in casa ed è stato il padre a simulare di averlo ritrovato, pur non essendoci mai stata una reale volontà di abbandono. Il neonato è attualmente affidato alle cure del personale sanitario dell’ospedale Cardarelli di Napoli ed è in buone condizioni di salute. Mentre la magistratura e i servizi sociali sono al lavoro per definire la situazione familiare e i nonni materni hanno espresso la volontà di accoglierlo, Trapanese richiama l’attenzione sulla fragilità dei due giovanissimi genitori, invitando a riflettere senza cedere a giudizi affrettati: “Mattia non è un bambino abbandonato. In queste ore sta facendo il giro dei giornali la storia del neonato ritrovato a Pignataro Maggiore. Una storia che, come spesso accade, è stata immediatamente raccontata utilizzando una parola forte: abbandonato. Ma Mattia non è stato abbandonato. Dietro di lui ci sono una madre di appena 16 anni e un padre di 19. Due ragazzi giovanissimi. Ci sono paura, inesperienza, probabilmente solitudine. Ci sono anche errori commessi dal giovane padre, che saranno valutati nelle sedi opportune. Ma c’è soprattutto una storia molto più complessa di un titolo di giornale. Mattia oggi sta bene ed è assistito dai medici e dagli infermieri dell’ospedale Cardarelli di Napoli. A loro va il mio ringraziamento, così come a tutti gli operatori sanitari che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, accolgono, curano e proteggono vite fragili con professionalità e umanità. Un ringraziamento anche al sindaco di Pignataro Maggiore, Cesare Cuccaro, per la prontezza con cui è intervenuto e soprattutto per aver richiamato tutti alla prudenza e alla tutela della privacy del bambino. Questa vicenda, però, dovrebbe interrogarci. Perché è facile scrivere neonato abbandonato. Fa scalpore, genera indignazione, produce clic. È molto più difficile domandarsi perché due ragazzi così giovani siano arrivati a vivere la nascita di un figlio in questo modo. Mattia non ha scelto dove nascere, né in quali condizioni venire al mondo. E forse proprio il luogo, le circostanze e le fragilità nelle quali è nato hanno fatto sì che, nelle sue primissime ore di vita, la sua strada prendesse una direzione diversa. Non chiamiamolo abbandono. Chiamiamola piuttosto una storia di fragilità che ha bisogno di essere accompagnata, non giudicata. Una storia nella quale bisogna proteggere Mattia, certamente, ma anche comprendere cosa sia accaduto a sua madre, una ragazza di soli 16 anni, e quale rete di sostegno sia mancata intorno a lei. Perché prima di cercare un colpevole dovremmo chiederci se, come comunità, siamo stati capaci di esserci. Adesso Mattia è al sicuro. Ed è da qui che bisogna partire: dalla cura, dalla protezione e dalla possibilità di costruire per lui, e magari anche per i suoi giovanissimi genitori, una strada nuova”.

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