A oltre 24 ore dalla scoperta dei corpi di Gianni, Franco e Donato Licciardi nel ristorante di famiglia “Licciardi Ricevimenti”, gli investigatori stanno definendo con maggiore precisione il quadro delle tensioni che avrebbero portato alla strage. Oltre alla già nota ipotesi di dissidi gestionali, emergono ora nuovi elementi sul possibile movente, legati a progetti di vendita dell’attività e a contrasti consolidati nel tempo. Secondo indiscrezioni, da oltre un anno i tre fratelli stavano valutando la vendita della struttura, senza però trovare finora un acquirente. Questa ricostruzione, se confermata, darebbe un contesto più preciso alle “diversità di vedute sulla gestione” già indicate dalla Procura: non solo questioni operative quotidiane, ma una scelta strategica sul futuro dell’attività, con possibili posizioni diverse tra i fratelli su tempi, condizioni e opportunità della cessione. Fonti locali avevano già parlato di contrasti sul destino del ristorante, con Gianni contrario alla soluzione individuata da Franco e Donato; il nuovo dettaglio sulla vendita in corso da più di un anno rafforza l’ipotesi che la lite esplosa ieri sia stata l’ultimo atto di un conflitto protratto. I Carabinieri della compagnia di Benevento, coordinati dalla Procura, stanno completando l’analisi delle registrazioni delle telecamere di sorveglianza e raccogliendo le prime testimonianze di dipendenti e conoscenti. L’obiettivo è ricostruire la sequenza esatta dei colpi e degli spostamenti dei tre fratelli, l’eventuale presenza di discussioni precedenti nella mattinata ed eventuali segnali premonitori di crisi personale o familiare, in particolare per Gianni. Al momento non risultano ancora elementi ufficiali su un problema familiare specifico di Gianni, rimasto finora un’indiscrezione. Il dramma ha messo fine a un’iniziativa imprenditoriale di lunga data: tra tre anni il ristorante hotel Licciardi avrebbe festeggiato i 50 anni di attività. La struttura, in via dell’Unità, era un punto di riferimento per matrimoni, comunioni e cerimonie in tutto il Sannio, gestita direttamente dai tre fratelli, tutti sposati e con figli. Il sindaco di Apice, Angelo Pepe, ha ribadito che la comunità ha escluso che ci fossero gravi difficoltà economiche evidenti nell’attività, pur riconoscendo che in ogni società familiare possono emergere divergenze. Questa dichiarazione sembra allinearsi con l’ipotesi di una crisi più legata a scelte strategiche e rapporti personali che a problemi di liquidità o fallimento. Nei prossimi giorni la Procura di Benevento potrebbe acquisire eventuali documenti societari e bozze di vendita, sentire familiari e collaboratori per ricostruire il clima interno e valutare eventuali perizie sulla situazione psicologica di Gianni, se emergessero elementi utili. Solo al termine di questi accertamenti si potrà parlare di movente accertato e non più di ipotesi investigativa.

BENEVENTO – Strage Licciardi, spunta anche l’ipotesi vendita del ristorante: tutti i particolari
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