Sono profondamente, visceralmente disgustata da quanto è accaduto sotto i post social di Anastasia Petrella. Lo ammetto, il mio primo impulso è stato quello di pubblicare tutto, di mostrare senza filtri l’immondizia verbale che le è stata scaricata addosso nei commenti sui social. Volevo che tutti vedessero la bassezza a cui si può arrivare. Poi ho scelto di soprassedere, quei commenti sono talmente ripugnanti, indegni e violenti che farli circolare avrebbe solo continuato a sporcare lo spazio pubblico e ferire la dignità. Ma non posso e non voglio stare in silenzio di fronte a questa ennesima, miserabile deriva. Assistiamo all’arroganza di personaggi senza scrupoli che, protetti dal vile anonimato di uno schermo, senza mai aver il coraggio di metterci la faccia, si scagliano nei commenti sui social contro le persone con una violenza spaventosa. Definire “schifoso” ciò che ho letto tra i commenti social è un eufemismo che non rende minimamente l’idea della nausea e del ribrezzo che ho provato nel momento in cui mi sono trovata davanti a quelle parole. È qualcosa che ti lascia l’amaro in bocca e un senso di profonda ingiustizia. Ad Anastasia voglio rivolgermi con tutto l’affetto e la stima che provo per lei. Anastasia non è solo un’amica cara, è una donna straordinaria che vive la politica nel senso più nobile e pulito del termine. È una persona trasparente, che sa argomentare, che propone, che usa sempre un linguaggio rispettoso, garbato e colmo di bellezza, anche nello scontro più duro. Vedere una donna e un’amica così pulita diventare il bersaglio di un fango simile sotto i propri post social fa male al cuore.
Il suo coraggio nel denunciare questo clima è una lezione per tutti noi. Ecco le sue parole:
“Non è il primo insulto che ricevo e molto probabilmente non sarà l’ultimo.
Sono stata costretta ad oscurare e cancellare il commento, poiché quello che era scritto risultava molto più indegno, indicibile e feroce rispetto a quanto abbia lasciato in chiaro.
Il punto, però, non è il profilo falso che ieri ha scelto di scrivere quelle parole.
Il punto è il clima che si crea quando per troppo tempo la politica smette di essere confronto e diventa delegittimazione personale. Quando l’avversario non va più contrastato nelle idee, ma viene ripetutamente screditato, deriso, colpito.
Le parole hanno conseguenze.
Soprattutto quando sono pronunciate da chi ha responsabilità politiche. Se per anni si alimenta un linguaggio fatto di aggressività e attacchi personali, prima o poi qualcuno si sentirà autorizzato ad andare oltre.
E quando il bersaglio è una donna, troppo spesso si passa dalle idee al corpo, agli insulti sessisti, alla dignità personale.
Non risponderò a chi ha scritto quel commento. Significherebbe dargli un’importanza che non merita.
Ma non intendo nemmeno considerare normale tutto questo.
La politica può essere dura. Deve esserlo, quando serve. Ma c’è un confine tra lo scontro politico e la violenza verbale.
Io continuerò a metterci il mio nome, il mio volto e le mie idee.
Perché abituarsi a questo clima significa accettarlo. E io non intendo farlo.”

