Durante questi giorni, di fronte specialmente al saldo delle prime spese per quanto necessario ad i propri figli per affrontare l’inizio del nuovo anno scolastico (libri, quaderni, cancelleria etc) verrà in mente a molti che i costi per garantire quello che dovrebbe essere un diritto per tutti, ovvero l’istruzione, nel nostro paese (e ancora di più probabiòlmente nel nostro territorio e comuni) è invece praticamente oramai ostacolato e sempre più difficile da garantire alla propria prole; e per mezzo di una congiuntura effetto ahinoi di scelte provenienti da varie fronti, le quali ognuno oramai si è compreso sono assai distanti dal considerare questa come una garanzia così come veniva sancito dalla costituzione italiana; e che questa, per 8 anni (fino alle scuole medie) andrebbe agevolata anzichè ostacolata…vediamo quali sono questi ostacoli e per effetto di quali dinamiche esistono.
Partiamo dalle basi giuriche e storiche.
Il diritto allo studio è cosa vecchia, non è un diritto introdotto di recente nel nostro paese;
gia durante il Regno d’Italia (primo regno costituzionale e parlamentare della penisola- 1861 fino al 1946) si era agevolato l’accesso allo studio rispetto al passato con varie leggi e decreti; accesso che prima era garantito soltanto a nobili ed ecclesiastici; infatti la prima legge Casati, del 1857 sotto il Regno di Sardegna ma poi recepita e estesa a tutta la penisola dal Regno d’italia dopo il 1861, sancì per la prima volta 2 anni di obbligo e gratuità scolastica per tutti.
Poi, a causa specialmente della ancora massiccia diserzione scolastica (analfabetismo ancora oltre il 78% dei giovani) la legge Coppino del 1877 allargò a 3 anni di scuola l’obbligo e la gratuità, ma specialmente introdusse le prime sanzioni per l’inadempienza genitoriale e dei Comuni.
in seguito, durante il ventennio, la Riforma Gentile del 1923 (allargò ancora questi diritti e li sancì in maniera inequivocabile)…tra l’altro va ricordato che Giovanni Gentile fu probabilmente il miglior politico e governante fascista, che ancor prima di ciò era studioso, filosofo ed intellettuale eccellente, e che di fatti, essendo la scuola e l’istruzione sotto il proprio dicastero (fu ministro dell’istruzione dal 1923 fino al luglio del 24, dal quale si dimise in seguito all’inaccettabile delitto Matteotti) riformò ancora una volta questo diritto/dovere portando l’obbligo praticamente a quello attuale, ovvero ai 14 anni di età .
Infine, a partire dai primi anni dell’Italia Repubblicana e Democratica (1946) un percorso inarrestabile di ammodernamento dell’istruzione sarà messo in atto;
del quale le tappe più importanti sono a) il sancimento del Diritto allo Studio nella carta costituzionale, innanzitutto negli specifici articoli 33 e 34 della Costituzione (diritto comunque avvalorato anche presso altri articoli di essa) dove è a più riprese ribadito quanto essa sia innanzitutto, con riferimento alla scuola pubblica, OBBLIGATORIA E GRATUITA per 8 anni di istruzione (equivalente a tutto il percorso inferiore, scuola primaria e media), b) la istituzione della scuola materna statale (L. 444 del 1968) e poi quelle derivanti molto per effetto anche dalle lotte studentesche di fine anni 60 e 70, ovvero c) abolizione dell’esame di accesso al primo liceo classico per effetto del decreto Sullo del 1969, d) liberalizzazione dell’accesso all’università e modifiche dell’esame di maturità, e poi a seguire con la Riforma Berlinguer e quella Gelmini che probabilmente più conosciamo tutti.
Ad ogni modo, da come abbiamo potuto vedere, la storia del diritto allo studio, che si traforma in dovere di renderlo assolutamente gratuito ed accessibile senza alcun tipo di differenziazione sociale da parte dello stato e delle istituzioni minori fino all’ottavo anno di istruzione (pari a tutto il percosrso di istruzione inferiore: scuola materna, primaria e media), e in obbligo genitoriale di mandare i propri figli a scuola… ma anche diritto di vederla fornita gratuitamente dallo stato… sia storia vecchia nel nostro paese, e che ha le sue radici fin oltre 150 anni fa !
Ora vediamo invece quanto questi dettami siano messi in pratica da parte delle istituzioni e fino a che punto.
In effetti lo stato mette a disposizione oramai le infrastrutture materiali e immateriali perchè ciò avvenga, questo si; ma nel corso del tempo, laddove dall’alto per effetto di riforme nazionali ultime, e quando dal basso per scelte istituzionali e cultura locali, questo diritto allo studio è stato parzialmente leso e nella pratica reso non più gratuito o almeno soggetto a forme di discriminazioni più o meno gravi.
Dalla Riforma Gelmini, da quella “Buona Scuola” e dalla riforma Fedeli, abbiamo ereditato una scuola pubblica dove tolti altri cambiamenti secondo me lo stesso assai opinabili, il più grave è quello che, in contrasto ai dettami costituzionali, nei quali veniva previsto che il servizio statale della scuola pubblica fosse uno e per tutto il territorio uguale, ha dato invece assai potere amministrativo e discrezionale al dirigente scolastico (il preside), il quale ha oggi (un po come fosse un amministratore di azienda) il potere di scegliere parzialmente percorsi formativi, di scegliere i criteri di selezione e quindi il personale scolastico a proprio piacimento, ed infine di stabilire regole per questi e per gli alunni, oltre ad avere il controllo economico sulle spese dell’istituto. Ciò chiaramente produce, contrariamente a quanto legiferato dai padri costituenti, istituti uno diverso dall’altro, e in particolare discriminazioni sociali effetto delle regole da loro imposte per la frequentazione degli alunni al percorso formativo.
Ma bisogna fare degli esempi pratici, altrimenti non è semplice comprendere fin dove si spingono queste discriminazioni, che talvolta sono sottili e non tanto percepibili per l’effetto che hanno; inoltre ribadisco che si tratta di congiuntura, poichè arrivano ad essere accettate e anche reiterate e perseguite da insegnanti (e vabbè) ma anche da rappresentati dei genitori e genitori stessi, che invece in un clima scevro da particolari condizionamenti culturali e istituzionali dovrebbero lottare per il mantenimento del diritto di gratuità della scuola statale e per quello di indiscriminazione ed apertura a tutti i ceti sociali di questa.
Nel nostro territorio (almeno di sicuro a Cellole e Sessa Aurunca) accade invece che : presidi e corpo insegnanti chiedono la obbligatorietà di “divise” per gli studenti che vanno molto oltre il semplice, classico ed economico “grembiule blue o bianco col fiocco”, e che si traduce invece in costose tute di particolare tipo, o giacche e pantaloni…più costose chiaramente e che non basta ovviamente averne 2 come i grembiuli di una volta, che erano semplicemente lavabili in quanto soprabito di leggero cotone, questi sono invece veri e propri abiti ( i ragazzi vanno tutti i giorni a scuola e lo sappiamo come sono quelli delle primarie, si sporcano facilmente, non ce la faresti mai con sole 2 di queste per tutto l’anno); e poi vengono chieste scarpe di un certo tipo, il più delle volte con strappo e non lacci, oppure lavabili etc
Ma andiamo oltre il vestiario, e non voglio nemmeno analizzare la strana abitudine di certi insegnanti di chiedere per forza l’ultima versione di un dato libro scolastico (il che costringe in molti casi a non poter assolutamente comprare testi usati anche se in buono stato), inoltre per questi in effetti ci sono degli aiuti statali sotto forma di bonus (sebbene questi sono talvolta erogati soltanto dopo dai comuni, per cui vanno comunque anticipati). vengono richiesti invece una quantità e tipologia di articoli di cancelleria da far impallidire anche uno studio tecnico; vi dico quanto chiesto a me per portare l’esempio pratico : il primo giorno l’alunno dovrà portare n° 06 penne non cancellabili, qualche penna cancellabile (blu e rosse chiaramente, per cui x2), un diario, n° 06 quadernoni a righe, n° 04 a quadretti, copertine con etichette per questi e per i libri, un astuccio contenente oltre ai pastelli (talvolta esplicitamente richiesti di marca), 2 matite, un temperino con contenitore, un paio di forbici, un goniometro, un righello, e poi n° 1 album con fogli ruvidi, 5 bustine trasparenti A4, 1 cartellina rigida, cartoncini colorati di vari colori, colla stick… totale spesa iniziale di sola cancelleria circa Euro 100,00.
Poi informalmente o addirittura è sottinteso, devi avere sempre una borraccia o una bottiglina d’acqua e pacchi di fazzolettini in quantità nello zaino.
Allora immaginate ora una famiglia non troppo agiata con 3 o 4 figli piccoli, per carità farà tutti gli sforzi possibili per fare si che anche i loro bambini possano andare a scuola, lo farà anche per non far sentire i propri ragazzi diversi dagli altri, non proverà in molti casi nemmeno a manifestare il dissenso per non apparire diversi, per motivi culturali a loro volta discriminatori anche degli altri genitori…ma mi chiedo io però se è giusto che le istituzioni stesse, dalla più alta alla più vicina a noi, siano esse stesse la fonte di ostacoli al diritto all’istruzione, fonte di discriminazione, e a chiedere l’obbligo di cose che remano perfettamente contro la gratuità di questa…che invece vi ricordo è sancita nella costituzione quale diritto universale e gratuito fino alla scuola media.

