Diciotto anni dopo l’omicidio di sei giovani africani, Castel Volturno si è riunita in memoria delle vittime e per esprimere un forte dissenso contro la progettata costruzione di un Centro di permanenza per i rimpatri nel cuore del Parco naturalistico La Piana. La giornata del 18 settembre ha visto una partecipazione ampia della comunità locale, delle istituzioni e delle associazioni, a conferma di un bisogno collettivo di giustizia e di diritti che attraversa il territorio. L’incontro è stato organizzato dal centro sociale Ex Canapificio, dal movimento Migranti e Rifugiati di Caserta e da altre realtà solidali. Tutto è cominciato in piazza Annunziata con un’assemblea alla quale hanno partecipato gli studenti dell’istituto comprensivo Garibaldi. Poi il corteo si è spostato al chilometro 43 della Domiziana per un’assemblea laica e interreligiosa che ha raccolto l’affetto e il sostegno di tutta la comunità. Alla commemorazione hanno preso parte figure significative come il vescovo di Caserta Pietro Lagnese e l’europarlamentare Sandro Ruotolo, presenti per dare forza a un messaggio di unità contro le ingiustizie sociali. Il presidio conclusivo si è tenuto proprio nell’area destinata al Cpr, per ribadire che questo territorio, già segnato da vicende tragiche, non può diventare il sito di una nuova prigione. Virginia Crovella del Comitato No Cpr non ha dubbi. “La nostra mobilitazione sarà permanente. Non permetteremo che questa terra venga sfregiata da una prigione inutile e disumana”. In vista della manifestazione regionale prevista per il 24 ottobre si è creato un fronte comune tra associazioni, istituzioni e cittadini. Tra i promotori figurano anche la Cgil Napoli e Campania, che ha espresso netta contrarietà al progetto e ha chiesto un’inversione di rotta nella spesa, con l’auspicio di investire i fondi nel potenziamento di servizi fondamentali come scuola e sanità. La segretaria della Cgil Elisa Laudiero ha rilanciato con forza questo punto. “I 43 milioni di euro devono essere utilizzati per la rinascita del territorio, non per costruire centri di detenzione”. Un richiamo a una nuova narrazione dell’immigrazione, lontana dai luoghi comuni e capace di valorizzare la storia e la vocazione di Castel Volturno come luogo di accoglienza. Tra i presenti è diffusa la convinzione che la domanda di sicurezza e di accoglienza non possa essere affrontata con strutture restrittive ma con politiche di inclusione e valorizzazione della comunità. La mobilitazione del 24 ottobre sarà un passaggio decisivo per riaffermare queste istanze e chiedere un confronto diretto con le autorità. Il ricordo delle vittime di ieri si intreccia così con la lotta per i diritti di oggi. I cittadini di Castel Volturno si preparano a far sentire la propria voce perché la memoria non resti soltanto un ricordo ma diventi l’inizio di un percorso nuovo verso un futuro più giusto e umano. Una vicenda che riguarda il territorio ma che tocca un intero dibattito nazionale sul tema dell’immigrazione e dei diritti.

CASTEL VOLTURNO – Diciotto anni dopo la strage dei sei giovani africani, la città si unisce nel ricordo ma dice no al Cpr nel Parco della Piana
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