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Cassazione, no alla riduzione della pena per Nicola Cosentino

2 settimane fa

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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale presso la Corte d’Appello di Napoli e ha messo in discussione il riconoscimento della continuazione dei reati per Nicola Cosentino. Condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione camorristica e a 4 anni per la corruzione di agenti penitenziari. La decisione incide sulla possibilità di considerare unitariamente, ai fini della pena, il concorso esterno in associazione mafiosa e la successiva vicenda legata alla corruzione. A finire sotto esame è stata la decisione del giudice dell’esecuzione, che aveva ritenuto collegati i due episodi, riconoscendo così una riduzione sulla pena complessiva. Una valutazione contestata dalla Procura, secondo cui tra le due vicende sarebbe trascorso un periodo troppo lungo per poter parlare di un unico disegno criminoso. Il primo reato, infatti, sarebbe riconducibile al periodo precedente al 2009, mentre la vicenda corruttiva sarebbe emersa soltanto alcuni anni più tardi, dopo l’arresto di Cosentino e l’inizio della sua detenzione, nel 2014. Per l’accusa, quindi, non c’erano elementi sufficienti per dimostrare che il secondo episodio fosse stato già pianificato al momento della commissione del primo.  La Cassazione ha condiviso questa impostazione. Secondo i giudici, i riferimenti al modo di fare politica di Cosentino e ai suoi rapporti con il clan dei Casalesi non bastano, da soli, a dimostrare l’esistenza di una preventiva e precisa programmazione della successiva condotta corruttiva.  Da qui la decisione di annullare l’ordinanza con cui era stata riconosciuta la continuazione tra i reati. La vicenda torna quindi a essere valutata alla luce dei rilievi sollevati dalla Procura generale, con conseguenze sulla quantificazione complessiva della pena

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