Oggi: 16 Ott, 2026
PIAZZE DEL SAPERE
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Usi civici, la ricchezza dimenticata della provincia: il report di Pasquale Iorio per Le Piazze del Sapere, oltre mille ettari a Sessa Aurunca e il 72% del territorio a Castello del Matese, l’agronomo Messina indica la strada per darli ai giovani

2 settimane fa

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Il report di Pasquale Iorio, pubblicato da Le Piazze del Sapere il 4 ottobre 2026, accende i riflettori sugli usi civici della provincia di Caserta. Il territorio ha uno dei patrimoni agricoli più ricchi d’Italia ma convive con un degrado che, secondo l’agronomo ed ex vicesindaco di Caserta Messina, esperto della materia, è il risultato di scelte politiche precise. La chiave per cambiare le cose, spiega, sta nel recupero degli usi civici, estese porzioni di suolo pubblico destinate per legge all’uso collettivo. Messina parte dalla fertilità del territorio: “Nei millenni si è sviluppata questa fascia del territorio che viene chiamata Campania Felix, che arriva fino all’area Nocerino-Sarnese, che è in assoluto l’area più fertile del mondo”. Eppure solo 107mila ettari sono dedicati all’agricoltura, pari al 40% della superficie provinciale, contro una media regionale del 48%. L’estensione media delle aziende è del 2,7%, a fronte del 3,6% regionale e del 7,4% nazionale, un dato che per l’esperto dimostra la produttività superiore della terra casertana. Il territorio vanta una rete di aree protette e un importante patrimonio sorgivo che alimenta marchi di acqua minerale come Lete, Natia, Sorgesana, Ferrarelle e Prata. Tra le produzioni ci sono la mozzarella di bufala Dop, il suino nero casertano nell’area teanese, la castagna di Roccamonfina, gli oli extravergine di oliva, quattro vini a marchio europeo, il formaggio Caso Peruto, le fragole di Parete, dove la provincia è prima per produzione, e la mela annurca Igp. Sul versante opposto c’è la mappa del degrado. Nicola Sorbo, dell’associazione Paesaggio, elenca le aree protette minacciate da discariche autorizzate, impianti di incenerimento, discariche dismesse, cementifici, impianti industriali, l’inceneritore di Marcianise, impianti di trattamento rifiuti, cave dismesse, abbandonate o abusive, centri di raccolta, tre discariche di cui due attive, uno stabilimento di tritovagliatura e imballaggio rifiuti, due sedi di stoccaggio e un impianto di compostaggio ancora in costruzione. Nemmeno il Parco nazionale del Matese è risparmiato: al suo interno c’è una fogna. I problemi riguardano anche San Leucio, Pontelatone, Falciano del Massico e Roccamonfina. Messina punta il dito sul ciclo dei rifiuti: “Il problema passa prima di tutto attraverso l’utilizzazione dell’umido che costituisce il 40%. Quando nel ’94 iniziò l’emergenza rifiuti, la prima cosa che si sarebbe dovuta fare erano gli impianti di compostaggio”. Secondo l’agronomo, però, il ciclo è in mano alla camorra, che controllerebbe i politici colletti bianchi. Gli usi civici sono terreni demaniali, proprietà collettive appartenenti alla cittadinanza, che potrebbero essere assegnati a giovani residenti disoccupati per progetti integrati attraverso il sistema della cooperazione. Nel Parco del Matese oltre il 60% dei terreni è soggetto a uso civico, ma a San Gregorio Matese un privato ha costruito un albergo proprio su un terreno di questo tipo. Per Messina lo strumento è così diventato un mezzo passivo di clientelismo e di interessi personali, di gruppo o di clan. Tra i comuni con più ettari di uso civico c’è Sessa Aurunca, con oltre mille ettari di suolo demaniale, vicino ai quali è stata collocata una discarica, a poca distanza dal mare. In quella zona, sostiene l’agronomo, si sarebbe dovuto investire impegnando 50 giovani per ridurre la disoccupazione. La legge sulla liquidazione degli usi civici è del 1927 e nacque per i conflitti tra braccianti e proprietari terrieri: furono nominati commissari che ricostruirono la cartografia catastale e individuarono le aree pubbliche soggette a uso civico. Una seconda fase si aprì negli anni Ottanta, con il passaggio delle competenze dallo Stato alle Regioni. Da allora, ironizza Messina, “sono successi tanti miracoli”, come a Castel Volturno, dove i 500 ettari di demanio civico sono oggi 379: circa 150 ettari sono scomparsi, secondo l’esperto grazie a notai conniventi, e sopra sono state costruite centinaia di case con il consenso delle amministrazioni di ogni colore. Gli strumenti per valorizzare gli usi civici, però, esistono. Sorbo ricorda le Asbuc, le Amministrazioni separate dei beni di uso civico, i cui membri sono eletti con le norme delle amministrazioni provinciali: una volta costituita l’Asbuc, la gestione dei terreni passa all’associazione. La legge regionale campana n. 11 del 17 marzo 1981, all’articolo 5, impone ai Comuni di non limitarsi a custodire questi beni ma di utilizzarli con un piano economico orientato ad attività produttive compatibili con gli interessi della collettività. L’articolo 14 prevede che l’ente si pronunci entro 60 giorni sulle domande di concessione e che, in caso di inerzia, la domanda si intenda accolta. Mancano dunque, conclude il report, informazione, volontà politica e partecipazione. I numeri indicano il peso del fenomeno: a Castello del Matese il 72% del territorio è soggetto a uso civico, a San Gregorio Matese l’84% e a Piedimonte Matese il 64%.

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