Oggi: 03 Set, 2026

Prodi annulla la presentazione del libro: quando l’ignoranza vince il dibattito pubblico

1 anno fa

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L’annullamento dell’evento con Romano Prodi a Baia Domizia è molto più di un contrattempo. È lo specchio amaro di un Paese dove il dissenso becero sta sostituendo il confronto democratico.

Mercoledì 9 luglio, l’Arena dei Pini di Baia Domizia avrebbe dovuto ospitare la presentazione del libro di Romano Prodi, “Il dovere della speranza”. Un evento importante per il territorio, un’occasione per ascoltare il pensiero di uno dei protagonisti della storia politica italiana ed europea.

Ma non si farà. L’incontro è stato ufficialmente annullato per impegni familiari. In realtà, la verità è sotto gli occhi di tutti: il clima velenoso che si è creato sui social ha fatto da detonatore.

Fin dal momento in cui la locandina è stata diffusa online, centinaia di commenti carichi di astio, disprezzo e banalità hanno sommerso la comunicazione istituzionale.

Nessun confronto, nessun dialogo, solo una tempesta di insulti e accuse, spesso superficiali e infondate. Pochi hanno difeso l’iniziativa, moltissimi l’hanno affossata con sarcasmo, slogan triti e ignoranza ostentata.

Questa non è solo la cronaca di un evento annullato. È il segnale di una resa culturale, in cui la voce della ragione cede il passo al rumore sguaiato di chi urla di più.

Una minoranza rumorosa, che non rappresenta certo l’intera comunità, ma che oggi ha il potere di condizionare le decisioni pubbliche attraverso un’aggressività sistematica. E il silenzio che resta è il prezzo pagato da tutti.Prodi non veniva a Baia Domizia a fare comizi. Veniva a presentare un libro. Parlava di Europa, di futuro, di responsabilità.

Ma non ha neanche avuto il diritto di parlare. Processato preventivamente e condannato sui social, senza possibilità di replica.

Il sindaco ha parlato di protocollo istituzionale, di rispetto, di libertà di pensiero. E ha fatto bene. Ma le sue parole arrivano dopo l’annullamento. Il danno è fatto. La politica, l’informazione e la cultura arretrano di fronte all’intolleranza. Il dibattito pubblico si riduce a sfogo rabbioso, e chi cerca di alzare il livello della discussione viene zittito, ridicolizzato, spinto ad andarsene.

C’è un’Italia che ancora ascolta, che ancora legge, che ancora pensa. Ma rischia di essere travolta da un’altra Italia, quella che non vuole capire, che non vuole dialogare, che non sa distinguere un libro da un’aggressione ideologica.

Alla fine non ha perso Prodi. Non ha perso neppure l’amministrazione comunale. Abbiamo perso tutti. Ha perso la possibilità di ascoltare, di confrontarsi, di riflettere. Ha perso la speranza che un piccolo paese possa diventare luogo di pensiero e cultura. E ha vinto, ancora una volta, la paura del confronto, l’odio facile, l’ignoranza che si fa massa e si impone come verità.

Annullare un evento culturale per motivi “diplomatici” è comprensibile. Ma quando a deciderlo è il timore della violenza verbale, della gogna social, della polemica sterile, allora non è solo un libro a non essere presentato.

È la civiltà del dialogo a essere rimandata a data da destinarsi.

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