Che fine ha fatto il Partito Democratico a Cellole e a Sessa Aurunca? Un tempo i circoli locali si distinguevano per partecipazione e coraggio politico, capaci di prendere posizione anche su temi nazionali, difendendo personalità e valori del centrosinistra. Oggi, invece, tutto tace.
E il silenzio si fa assordante proprio mentre Romano Prodi, figura simbolica e fondativa dell’Ulivo, viene nuovamente colpito da un attacco mediatico tanto gratuito quanto strumentale.Non una riga, non una presa di posizione pubblica da parte dei referenti locali.

Eppure, proprio in questi territori, dove la cultura democratica e riformista ha trovato negli anni terreno fertile, Prodi è sempre stato considerato un punto di riferimento. Oggi, invece, sembra quasi che nessuno voglia più esporsi, che la prudenza abbia sostituito la responsabilità, e che la militanza si sia ridotta a una funzione burocratica.
Ma il nodo non è solo locale. Questo silenzio riflette una difficoltà più ampia, che attraversa l’intero Partito Democratico casertano, spesso ripiegato su se stesso, intrappolato in dinamiche interne e incapace di rappresentare un punto di riferimento pubblico per i cittadini.
Manca una voce politica, manca una linea chiara, manca la volontà di intervenire quando sarebbe necessario farlo.Il recente rinnovo delle segreterie, ad esempio, è passato in sordina, con pochi accenni e ancora meno contenuti. Se c’è stato entusiasmo, non si è visto.
Se c’è una visione, non è stata condivisa. In compenso, l’unico comunicato apparso pubblicamente è stato per celebrare la vittoria interna, senza una sola parola sul contesto politico più ampio.Difendere Romano Prodi oggi non è solo un dovere morale verso una figura che ha segnato la storia del centrosinistra. È una cartina al tornasole del coraggio politico. È dire da che parte si sta. È opporsi alla cultura dell’attacco personale, della semplificazione mediatica, della delegittimazione sistematica. È riaffermare che la politica ha ancora un senso, se è fatta con coerenza e dignità.Il rischio, altrimenti, è che il Partito Democratico sul territorio diventi un involucro vuoto. Un contenitore senza contenuti.
E in un tempo come questo, in cui la disaffezione cresce e la sfiducia dilaga, quel silenzio non è più solo un problema tattico. È un problema di identità.Se la politica non trova più le parole, allora sono i cittadini a smettere di cercarla.

