A Cellole e a Baia Domizia, la situazione della viabilità ha ormai superato il limite del tollerabile. Dossi ovunque, disseminati come trappole lungo ogni tratto di strada, anche quelli cruciali per il passaggio dei mezzi di soccorso. In un momento storico in cui le amministrazioni dovrebbero tutelare il diritto alla mobilità sicura ed efficiente, qui si assiste a un paradosso amministrativo: sembra quasi che il sindaco sia “innamorato” dei dossi, come se fossero l’unico strumento concepibile per mitigare la velocità. Una fissazione, una mania più che una strategia.

Non si tratta più di singoli interventi mal calibrati, ma di una vera e propria invasione. A Cellole, già martoriata da installazioni selvagge su viale Risorgimento, via Napoli e via Leonardo, si aggiunge il caso di Baia Domizia, la frazione turistica affacciata sul mare, diventata anch’essa teatro di una viabilità assurda. In quella che dovrebbe essere una località accogliente, vivibile, facilmente raggiungibile dai mezzi di soccorso e dai servizi pubblici, oggi si viaggia saltellando, sobbalzando a ogni metro, costretti a frenate improvvise, curve strette tra un dosso e l’altro, tratti di asfalto più simili a una prova speciale del rally che a una normale strada urbana.

E il tutto, ancora una volta, in sfregio alle regole. La legge italiana prevede criteri molto rigidi sull’installazione dei dossi rallentatori. Il riferimento è l’articolo 179 del Regolamento di esecuzione e attuazione del Codice della Strada (D.P.R. 495/1992), che ne consente l’utilizzo solo su strade classificate come “E” (locali) o “F” (vicinali), in aree residenziali, nei centri abitati, nei cortili scolastici o in zone private aperte al pubblico. È vietato installarli su strade principali, su quelle percorse da autobus, mezzi di soccorso o mezzi pesanti. Ma la violazione più evidente riguarda la segnaletica: ogni dosso deve essere preceduto da un apposito segnale verticale (figura II 82/a) e accompagnato da segnaletica orizzontale bianca a triangoli (tipo “denti di squalo”). E ancora, l’altezza deve variare dai 3 ai 7 cm a seconda del limite di velocità, con una larghezza mai inferiore ai 60 cm e con una forma tale da garantire il passaggio dei veicoli senza danni. Tutti criteri che, a occhio nudo, vengono ignorati in buona parte degli attraversamenti di Cellole e Baia Domizia.
Un cittadino ci ha scritto raccontandoci una vicenda amara. “Mia madre aveva una crisi respiratoria. Sapevamo che l’ambulanza sarebbe arrivata da Sessa Aurunca, quindi da viale Risorgimento. E invece ci ha messo una vita. L’autista ci ha detto che tra un dosso e l’altro dovevano rallentare continuamente. Ma vi rendete conto? Quando qualcuno sta male, ogni secondo è vitale. E qui perdiamo minuti interi per dei pezzi di plastica messi male sull’asfalto.”

Sono queste le storie che spiegano meglio di qualunque dato la gravità della situazione. Invece di progettare soluzioni moderne, con strumenti tecnologici, controlli mirati, attraversamenti pedonali rialzati dove davvero servono, si è preferito tappezzare il territorio di ostacoli. Un provvedimento pigro, superficiale e, quel che è peggio, dannoso. Chi si è preso questa responsabilità deve sapere che non si tratta solo di un errore amministrativo. È qualcosa di più grave. È una scelta che può rallentare un soccorso, danneggiare una colonna vertebrale, far perdere tempo prezioso a chi sta lottando tra la vita e la morte. E tutto per dare l’illusione di un ordine, di una sicurezza che in realtà non c’è.
Bisogna dire basta. Cellole e Baia Domizia meritano strade sicure, fluide, accessibili. I dossi vanno ridotti, regolati, rimossi dove violano le norme. La sicurezza stradale non si ottiene a colpi di gomma sull’asfalto, ma con intelligenza, progettazione e rispetto della legge. E finché qualcuno non avrà il coraggio di ammettere che questa gestione ha fallito, continueremo a contare i sobbalzi. E, peggio ancora, i ritardi.

