
“Cimabue fa una cosa e ne sbaglia due”. Un detto che si sposa a pennello con l’amministrazione guidata da Giovan Giuseppe Palumbo. Tra le tante mancanze spicca quella della sensibilità. Non solo non è arrivata alcuna parola di solidarietà e vicinanza alla famiglia della donna colpita dalla febbre della west Nile, nonostante la nuora è una ex amministratrice. Ora si aggiunge anche la gestione infelice della festa di San Pasquale. Nel piazzale del convento, suggestiva cornice del concerto di musica popolare, a festeggiare non c’erano tutti. la manifestazione è riuscita grazie agli organizzatori ma la nota dolente è stata quella che diversi cittadini con disabilità, tra cui anche un giovane ragazzo, non hanno potuto partecipare. Non certo per colpa degli organizzatori ma per chi ha organizzato la navetta comunale predisposta per raggiungere il luogo dell’evento, situato in collina, che non era attrezzata per il trasporto di persone con disabilità. A questo si è aggiunto il divieto di accesso alle auto private, rendendo impossibile per loro raggiungere il piazzale. Un’amara esclusione che ha lasciato fuori proprio chi avrebbe avuto più diritto di esserci. Rabbia e indignazione tra le famiglie, che denunciano una mancanza di attenzione e di rispetto verso i più fragili. Essere vicini ai malati e ai cittadini con disabilità non è una gentile concessione, ma un dovere etico e istituzionale. Qui, invece, resta l’immagine di un’amministrazione incapace di garantire inclusione e rispetto. Ora i cittadini chiedono scuse ufficiali e soprattutto un cambio reale di passo: gli eventi pubblici devono essere accessibili a tutti, senza più esclusioni.



