
Nel centrodestra il problema non è il centrosinistra, né la candidatura di Roberto Fico che pure sta creando malumori nello schieramento avversario. Il vero nemico è interno, ha nome e cognome: il vice ministro del governo Meloni, Edmondo Cirielli. È stato lui a bloccare tutto finora. Prima imponendo il proprio nominativo, come se fosse il padrone assoluto della coalizione. Poi, quando persino nel suo stesso partito, Fratelli d’Italia, sono arrivati i no, ha continuato a frenare, ostacolando l’unico candidato realmente competitivo: Giosy Romano. Romano avrebbe potuto sfidare sul serio il campo largo del centrosinistra, soprattutto in una fase in cui la candidatura di Fico non convince una parte consistente dell’elettorato progressista. Invece no: tutto è stato congelato per i veti personali di un vice ministro che sembra anteporre le sue aspirazioni al destino della coalizione. Così oggi il centrodestra non ha ancora un nome, non ha una campagna elettorale, non ha un progetto da presentare ai cittadini. Rischia di ridursi a schierare la “coalizione di bandiera”, senza alcuna possibilità di competere. Se il centrodestra perderà, come sembra, non ci saranno alibi. La responsabilità sarà tutta di Edmondo Cirielli. Ha scelto la logica dei personalismi, non quella della squadra. Ha preferito i veti alla costruzione di un fronte unito. E quando si mette l’io davanti al noi, l’esito è sempre lo stesso: la sconfitta.


