
C’è un elemento che torna con preoccupante regolarità in ogni vicenda pubblica che riguarda il nostro territorio: la distanza. Una distanza non fisica, ma politica, culturale, istituzionale. È quella che separa le stanze chiuse del potete dove si decide dalla terra dove vivono i cittadini. Sindaci e amministratori si incontrano, firmano documenti, prendono posizioni. Lo fanno nel chiuso di riunioni riservate, senza confronto, senza trasparenza, senza nemmeno interpellare i Consigli Comunali. E soprattutto, lo fanno senza alcun dialogo con i cittadini e con quei movimenti che, in questi anni, hanno rappresentato l’unica voce libera a difesa del territorio. Mentre la politica si arrocca, la società civile si organizza. Le assemblee pubbliche non sono solo uno strumento di protesta, ma luoghi di elaborazione collettiva, piattaforme programmatiche che parlano di ambiente, salute, sviluppo sostenibile. Parlano di vita reale, quella che spesso le istituzioni sembrano aver dimenticato.
La domanda è semplice, ma necessaria: cosa sarebbe accaduto se quei cittadini non avessero alzato la voce? Se non ci fossero state mobilitazioni, dossier, richieste pubbliche? Cosa avrebbero deciso nel silenzio delle loro stanze? Avrebbero lasciato che sul nostro territorio piovessero industrie insalubri come fossero foglie d’autunno? Il problema è strutturale. Non è solo un caso, non è solo una questione locale. È il segnale di una democrazia svuotata, dove chi governa rappresenta sempre meno e comanda sempre di più. Dove la trasparenza è un optional, e il confronto un fastidio. Ma i cittadini, oggi più che mai, non sono spettatori. Sono protagonisti. E lo dimostrano ogni volta che scelgono di informarsi, di esporsi, di scendere in piazza o di scrivere una proposta. Una comunità viva non può essere trattata come un ostacolo. Deve essere riconosciuta come interlocutore. Se la politica continua a ignorarla, a chiudersi, a parlarsi addosso, la frattura diventa insanabile. Ed è allora che bisogna ricordare una verità semplice: la democrazia non si esercita solo nel voto, ma ogni giorno, con il coraggio delle scelte, delle parole, della partecipazione. E quando chi governa dimentica tutto questo, tocca ai cittadini rimettere in cammino la dignità della politica.



