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intelligenza rtificiale
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OLTRE I FATTI – L’Intelligenza Artificiale ed il rischio di diventare “cretini digitali”

7 mesi fa
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E’ ormai di uso comune l’ausilio della Intelligenza Artificiale in ogni campo. E purtroppo, per alcuni è diventata una scorciatoia per non “pensare”. Esilaranti iniziano a diventare alcuni casi accaduti nelle Aule dei tribunali. Pochi giorni fa il Tribunale di Torino Sez. Lavoro, con sentenza del 16 settembre 2025, ha rigettato in toto una opposizione contro alcuni avvisi di addebito, ma la notizia diventa rilevante quando si legge il dispositivo, nel quale il giudice ha sottolineato che il ricorso era stato redatto con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e soprattutto “risulta privo di concretezza e rilevanza”. In pratica il ricorso era “costituito da un coacervo di citazioni normative e giurisprudenziali astratte, prive di ordine logico e in larga parte inconferenti”. Tali erano le assurdità che il Giudice ha comminato anche una ammenda al ricorrente. E questo non è certo l’unico caso accaduto nelle Aule giudiziaria, solo per dare un altro esempio i giudici del Tribunale di Firenze, sezione imprese (RG 11053/2024) hanno rigettato una richiesta di condanna per via del fatto che nell’atto, realizzato con Intelligenza artificiale di ChatGPT, venivano citate sentenze, come “precedenti”, non solo sbagliate ma addirittura inventate di sana pianta. I Giudici hanno rilevato che: “l’IA avrebbe generato risultati errati che possono essere qualificati con il fenomeno delle cc.dd. allucinazioni di intelligenza artificiale, che si verifica allorché l’IA inventi risultati inesistenti e che, anche a seguito di una seconda interrogazione, vengono confermati come veritieri”. Si potrebbe qui continuare con altri esempi di come l’uso superficiale della IA senza una adeguata preparazione di base può portare a risultati quantomeno imbarazzanti, ma credo che possiamo chiudere l’argomento con le parole di uno dei massimi fisici italiani Federico Faggin: “la vera intelligenza è intuizione, immaginazione, reattività, ingegno ed inventiva. È lungimiranza, visione e saggezza. È empatia, compassione, etica ed amore. È integrazione di mente, di cuore e di azioni coraggiose. In altre parole, la vera intelligenza non è separabile dalle altre proprietà che ci rendono umani e che richiedono la coscienza ed il libero arbitrio, cioè la capacità di comprendere e quella di prendere decisioni inaspettate, creative ed etiche. Le macchine non potranno mai fare queste cose perché, se fossero libere come siamo noi, sarebbero più pericolose che utili. Esse funzionano, ma non capiscono. E capire non è riconducibile ad un algoritmo”.

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