
Raccontare la storia del movimento ambientalista a Pignataro Maggiore significa ricostruire la struttura identitaria della comunità. In oltre tre decenni di mobilitazione ambientalista, le storie personali e le memorie familiari si sono intrecciate indissolubilmente con le lotte in difesa del territorio.
Un movimento plurale, eterogeneo e transgenerazionale ha messo radici profonde nel tessuto sociale e nel senso comune del paese. Il nostro immaginario collettivo è intriso di momenti legati alla lotta ambientale: nei ricordi d’infanzia di molti ragazzi e ragazze degli anni ’90, che oggi animano il movimento, ci sono le immagini del grande blocco dell’autostrada dei primi anni 2000, quando l’intera comunità si oppose strenuamente alla realizzazione della discarica provinciale prevista sulle Cento Moggia.
In questi trent’anni di mobilitazione, l’Agro Caleno è stato un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva, di straordinario interesse storico e sociologico. Un’esperienza quasi unica nel panorama nazionale, per certi aspetti simile al movimento No Tav, ma con caratteristiche del tutto peculiari.
Quello che all’inizio era un moto spontaneo e istintivo di difesa del territorio si è trasformato, nel tempo, in coscienza e consapevolezza ambientalista. Le comunità hanno compreso di essere oggetto di un modello economico e culturale di tipo coloniale, che – in nome del profitto – avrebbe divorato, morso dopo morso, la vocazione e l’identità del territorio.
Oggi, dopo trent’anni, molte cose sono cambiate, altre sono rimaste le stesse. Nelle assemblee siedono fianco a fianco uomini e donne cresciuti nelle lotte. I professori che vent’anni fa accompagnavano i propri alunni alle manifestazioni, nelle assemblee di oggi si ritrovano fianco a fianco delle donne e degli uomini che sono diventati.
Diverse persone che si vedono in prima fila nelle foto storiche delle manifestazioni oggi non ci sono più: sono cadute vittime della devastazione ambientale. Potrebbe sembrare un oscuro presagio, ma non lo è. È piuttosto una lucida consapevolezza: qui si muore a causa della devastazione ambientale, succedeva allora e continua a succedere oggi.
Sconvolge la miopia della politica e delle amministrazioni locali, incapaci di comprendere le profonde dinamiche che sottendono i movimenti di difesa del territorio. Non si tratta di contingenze dettate dall’opportunismo, né da manie di protagonismo o da un desiderio di visibilità.
Basta guardare queste foto, che sono patrimonio della memoria collettiva: la lotta ambientalista ha a che fare con quello che noi, più profondamente, siamo.
Il fotoracconto, patrimonio storico di grande valore, è dell’archivio della testata giornalistica Comune di Pignataro.






















