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PIGNATARO MAGGIORE – Crisi, silenzi e polemiche: la politica assente in Consiglio comunale

6 mesi fa
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La prima convocazione del Consiglio comunale di Pignataro Maggiore, che si sarebbe dovuta tenere lo scorso 30 ottobre, è andata deserta, e l’aula è rimasta completamente vuota.
Ieri, in seconda convocazione, invece, i consiglieri comunali si sono finalmente riuniti, ma l’aula è apparsa nuovamente vuota, questa volta non di persone, ma di contenuti politici. Al di là dell’importante approvazione della mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina, il dibattito si è rivelato povero di spunti e privo di un reale confronto politico. Gli interventi si sono concentrati soprattutto su aspetti tecnici di alcuni punti all’ordine del giorno, senza entrare nel merito delle questioni più significative. Nel corso della seduta, il consigliere Giuseppe De Lucia è stato nominato presidente della commissione di controllo sulla Pignataro Patrimonio, incarico che aveva già ricoperto nella precedente consiliatura. Il consigliere Mercone è stato nominato alla presidenza della commissione consiliare di controllo e garanzia. Particolare rilievo ha avuto l’interrogazione presentata dalla minoranza, che chiedeva chiarimenti sulla crisi politica apertasi all’interno della maggioranza guidata dal sindaco Palumbo, dopo le dimissioni di Antonio Magliocca, annunciate pubblicamente attraverso un manifesto.
Tra i quesiti sollevati figuravano anche le ragioni della mancata presentazione del ricorso al TAR in merito alla vicenda Caivano Calcestruzzi, e, più in generale, la richiesta di spiegazioni sul perché la crisi non sia stata affrontata in Consiglio comunale, non sia stata cioè istituzionalizzata, ma si sia consumata “sui muri della città”, a colpi di manifesti e post sui social. Di fronte a tali domande, il sindaco Palumbo ha risposto in maniera generica e, a tratti vaga, “portando il Consiglio comunale a fare un giro “p’ ’e vic e ’e vicariell d’o paese”, come si suol dire in dialetto.
Un’espressione che, nella lettura dell’opposizione, ben rappresenta l’atteggiamento dell’amministrazione: quello di chi gira intorno ai problemi senza mai affrontarli davvero.
Secondo la minoranza, questo comportamento identifica un modo di governare che si rifugia nelle passerelle, produce “tanta fuffa e pochi fatti” e continua a evitare il confronto politico vero.
Un atteggiamento giudicato anomalo, soprattutto per una maggioranza che aveva fatto della partecipazione e della trasparenza i propri slogan durante la campagna elettorale, ma che oggi, tra crisi interne e silenzi istituzionali, sembra aver smarrito la rotta del confronto democratico.

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