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EDITORIALE | Raffaella Pignetti volta le spalle al centrosinistra

6 mesi fa

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Raffaella Pignetti si è voltata. Letteralmente. La foto parla chiaro: schiena dritta, sguardo rivolto altrove. Peccato che, dietro quell’eleganza studiata, ci sia un messaggio che sa più di provocazione che di coraggio. Voltare le spalle al Partito Democratico e al centrosinistra, dopo anni di pieno sostegno, non è un gesto di libertà: è una mossa di sfida. E neanche troppo velata. Una di quelle mosse che sembrano dire: “Posso fare a meno di voi, e lo farò pure con stile.” Il problema, però, è che di stile si vive poco, in politica. E quella foto di spalle, che lei accompagna con parole solenni come “Non servono parole, servono fatti”, suona come il manifesto di una contraddizione: perché proprio di parole, finora, la Pignetti ha vissuto. Di convegni, dichiarazioni, tavoli, governance e slogan levigati. Ora invece, improvvisamente, il silenzio. E una virata a destra da far girare la testa pure a chi guida con prudenza. A Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, la Pignetti arriva come chi cambia abito, non identità. Ma l’impressione è che qui non si tratti di “nuovo racconto”, come scrive lei, bensì di vecchio opportunismo riverniciato. Perché girare le spalle al passato è facile, soprattutto quando si vuole restare sotto i riflettori. C’è ironia, eccome, in questa svolta. Ironia e una punta di arroganza. Come se bastasse un gesto teatrale per chiudere i conti con la storia politica personale. Ma non si cancella così la memoria di chi ti ha sostenuto, né il credito politico costruito grazie a un partito che ora tratti come un ingombro. Diciamolo chiaramente: la sua è una mossa d’immagine, un colpo di teatro pensato per far parlare di sé. E in questo, bisogna riconoscerlo, ha vinto. Tutti ne parlano. Ma quando si usano le spalle per dire addio, resta sempre il dubbio: non sarà che si teme di guardare in faccia chi si lascia indietro? In fondo, l’irriverenza è un’arma sottile. Può essere ribellione, ma anche fuga. E quella di Raffaella Pignetti, più che una rivoluzione, somiglia terribilmente a una fuga. Elegante, certo. Ma pur sempre una fuga.

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