
Duro intervento dell’avvocato Sergio Cavaliere dopo l’articolo di don Maurizio Patriciello pubblicato su Avvenire sul caso di don Michele Mottola. Secondo Cavaliere, Patriciello avrebbe messo sullo stesso piano il dolore del sacerdote condannato per abusi e quello della vittima, “come se il primo non fosse conseguenza diretta del secondo”. Nel mirino anche l’accusa rivolta a un “giornale locale” di aver diffuso immagini tratte da pagine ufficiali della Diocesi di Aversa e da profili parrocchiali. L’avvocato respinge l’argomento parlando di uno scandalo rovesciato, “si accusa chi ha reso visibile ciò che era già pubblico, solo ignorato”, e definisce la vicenda “uno schiaffo in faccia a tutte le vittime di abusi sessuali”. Cavaliere critica apertamente anche il vescovo Angelo Spinillo, accusato di essersi sostituito alla vittima invocando misericordia per il colpevole senza chiarire se il sacerdote continui a essere mantenuto con fondi dell’8 per mille. “Se un crimine del genere fosse stato commesso da un dipendente pubblico o da un libero professionista, avrebbe perso il lavoro. Il prete no. Viene portato in processione coi bambini”, scrive l’avvocato. La frattura tra cittadini e Chiesa, secondo Cavaliere, non è più una ferita aperta ma un processo in corso, “ora si sta aprendo”, con un richiamo diretto al Vangelo: “Chi scandalizza uno dei miei piccoli è meglio che gli sia messa al collo una macina da mulino e gettato in mare”. Nell’articolo contestato, don Patriciello ricostruisce il caso giudiziario di don Mottola ricordando che fu la diocesi a denunciarlo, che ha scontato la pena e che il rientro è avvenuto con limitazioni. La celebrazione del 28 dicembre viene descritta come una scelta del vescovo nel giorno del perdono, senza volontà di offendere o provocare. Le spiegazioni però non hanno convinto molti lettori. Tra i commenti pubblicati, spicca quello di Antonietta Pirozzi, cittadina di Qualiano, presente alla messa del Santo Patrono del 26 dicembre. “Quando l’ho visto sull’altare ho avuto un sussulto e mi sono chiesta cosa ci facesse lì a partecipare attivamente alla messa. Mi sono immedesimata nella mamma della concittadina la cui figlia ha subito quei maledetti abusi sessuali. È stato un affronto a tutta la comunità. Ha pagato con la giustizia civile ma avrebbe dovuto ritirarsi di buon ordine. È uno scandalo”. Maddalena Montano commenta: “Chi appartiene all’arma viene destituito se viene meno al giuramento. Un avvocato, magistrato o un medico viene cancellato dall’ordine se commette un errore. Chi lavora negli uffici statali viene licenziato se non ha un corretto comportamento. Chi lavora per i privati uguale. Spiegatemi perché un essere del genere veste ancora l’abito? Perché è presente (con privilegio) in una processione importante come questa? Credere è sempre più difficile. Credere, quando chi dovrebbe guidare viene meno ai comandamenti? Credere nella chiesa, quando proprio la chiesa ti gira le spalle. Questo essere non deve più comparire. Questo essere, come altri, deve essere spogliato delle vesti sacerdotali. Noi dobbiamo perdonare?? Ci sono peccati imperdonabili. Lui stesso doveva abbandonare. Lui stesso doveva essere invisibile. Mostrare vergogna per quello che ha fatto, scomparendo. Ritirandosi e pregando a vita per il suo perdono. Invece è in prima fila senza vergogna. Come se avesse messo le dita nella marmellata e basta. Vergogna siete sempre meno credibili”. Ilari Davide ci va più dura: “La domanda non è perché continua a praticare (perché tanto oramai si è capito che vi difendete tra di voi) ma perché non è in carcere? la chiave dovevano buttar“



